Marco Travaglio ha lanciato una critica frontale ai sostenitori del Sì nel referendum sulla riforma della giustizia, durante la trasmissione Otto e mezzo su La7. Il direttore del Fatto Quotidiano ha affermato che la campagna elettorale per il voto di fine marzo è caratterizzata da un «incredibile accumulo di falsità» diffuse intenzionalmente per convincere i cittadini ad approvare la riforma. Secondo Travaglio, questo approccio rivela un disprezzo profondo nei confronti dell'intelligenza degli elettori italiani.

Nel corso del suo intervento, il giornalista ha descritto due strategie parallele utilizzate dal fronte favorevole: da un lato il ricorso al clientelismo politico, dall'altro la diffusione di promesse prive di fondamento. Travaglio ha citato specificamente il caso del parlamentare di Fratelli d'Italia Aldo Mattia per esemplificare questa dinamica. Secondo il direttore del Fatto, i promotori della riforma considerano la popolazione come facilmente manipolabile, o tramite favori personali e legami familiari oppure attraverso la sottoscrizione di affermazioni completamente infondate.

Travaglio ha quindi elencato diverse affermazioni secondo lui mendaci diffuse in campagna: la teoria che esponenti dell'Islam starebbero votando contro mentre i cattolici dovrebbero votare a favore; la promessa che la riforma eliminerebbe le ingiuste detenzioni nonostante non le riguardi; l'affermazione che ridurrà gli errori giudiziali pur non affrontando questo tema; e la tesi sui tempi processuali più brevi, che gli stessi sostenitori avrebbero contraddetto in altre occasioni. Il giornalista ha anche segnalato un episodio in cui il Quirinale avrebbe richiesto la rimozione di un post che tentava di coinvolgere il Presidente Mattarella, storicamente critico rispetto alla separazione delle carriere.

Queste considerazioni si collegano direttamente al suo editoriale, in cui Travaglio ha enumerato quindici motivi per votare No alla riforma Nordio. Il giornalista ha rivelato che il quindicesimo punto è stato aggiunto quasi d'istinto, come rifiuto verso chi «pensa di poterci trattare da deficienti». Secondo questa prospettiva, un'eventuale vittoria del No rappresenterebbe non solo una scelta politica, ma una dichiarazione morale dei cittadini: il rifiuto di essere considerati ingenui e il rivendicazione di essere trattati con il rispetto dovuto a una popolazione adulta e consapevole.