A margine del Simposio Fiscale dell'Unione Europea in corso a Bruxelles, l'economista Joseph Stiglitz ha lanciato un allarme sulla situazione geopolitica ed economica mondiale. Durante un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa, il Nobel ha sottolineato come i rincari energetici rappresentino uno dei pericoli più significativi per la stabilità delle democrazie contemporanee, evidenziando che saranno i cittadini comuni a subire le conseguenze più pesanti di questa crisi.
Secondo Stiglitz, il quadro si complica ulteriormente nel contesto statunitense, dove già si registrava una pressione insostenibile sui costi della vita prima di questo nuovo shock. L'aumento dei prezzi del petrolio e dei beni di importazione sta aggravando notevolmente una situazione già critica, creando tensioni sociali destinate ad ampliarsi nei prossimi mesi. L'economista ha definito questa combinazione di fattori come "uno degli eventi peggiori che si possano immaginare per la democrazia".
Particolarmente critica la valutazione di Stiglitz riguardo al ruolo della Russia nel contesto internazionale. L'allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, unito all'impennata dei prezzi petroliferi sul mercato globale, ha determinato una situazione paradossale in cui Mosca emerge come uno dei grandi vincitori della congiuntura economica attuale. Questo sviluppo alimenta ulteriormente le preoccupazioni dell'economista sulle implicazioni democratiche e geopolitiche della situazione vigente.