Un capitolo importante della storia architettonica di Roma si chiude con la riapertura dei due ambulacri meridionali del Colosseo, i corridoi che in epoca romana garantivano il flusso ordinato dei cinquantamila spettatori verso i loro posti sulle gradinate. Questo intervento rappresenta il culmine di un'operazione di recupero iniziata più di un quindici anni fa, quando nel 2009-2010 furono già ripavimentati i settori Stern e Valadier dell'anfiteatro più iconico dell'Antica Roma.

Il progetto, affidato allo studio Stefano Boeri Architetti, ha preso forma concretamente tra il 2021 e il 2024, trasformando 1300 metri quadrati di spazio pubblico che si estendono lungo il fianco sud del monumento, al di sotto del colle Celio. L'investimento complessivo raggiunge i 4 milioni di euro, grazie ai fondi compensativi provenienti dai cantieri della Linea C della metropolitana romana, che ha donato alla città anche le due nuove archeostazioni di Colosseo e Porta Metronia inaugurate di recente.

Il lavoro degli archeologi si è rivelato particolarmente complesso: la pavimentazione originaria in travertino, realizzata con blocchi estratti dalle cave di Tivoli, era ormai scomparsa nel Medioevo, mentre i sanpietrini ottocenteschi dovevano essere rimossi per raggiungere la quota corretta. La struttura in muratura che anticamente copriva questi corridoi – costituita da pilastri e volte – era completamente perduta nei secoli. Pertanto, gli esperti hanno dovuto ricostruire mentalmente lo spazio leggendo attentamente gli strati di riempimento superstiti, per poi posare una nuova pavimentazione in travertino nel periodo 2024-2026, capace di guidare i visitatori contemporanei nella comprensione funzionale dell'Anfiteatro come meccanismo urbanistico sofisticato.

Questa nuova configurazione dello spazio pubblico rappresenta una scelta consapevole di ricerca storica e conservazione: anziché operare ricostruzioni speculative della struttura originale, il progetto ha optato per una soluzione di 'lettura attiva' del monumento, dove la pavimentazione diventa il principale strumento narrativo per spiegare come il Colosseo funzionava nella quotidianità romana. Il risultato finale trasforma una zona marginale di Piazza del Colosseo in uno spazio finalmente leggibile, reintegrando questi corridoi nella percezione complessiva dell'edificio pubblico più straordinario dell'Occidente antico.