La prossima edizione della Biennale Arte di Venezia si prepara ad aprire i battenti a maggio già attraversata da tensioni politiche significative. Una lettera indirizzata alla direzione della manifestazione porta le firme di 178 figure rilevanti del panorama artistico internazionale: 82 professionisti provenienti dai padiglioni nazionali, 55 operatori del settore culturale e 41 artisti della selezione principale. Il documento esprime forte contrarietà alla partecipazione di Israele, invitata dalla Biennale a esporre uno spazio dedicato presso l'Arsenale.
La mobilitazione arriva in un contesto già segnato da altre controversie curatoriali. Se l'esclusione della Russia dalla manifestazione ha ricevuto il pieno sostegno delle istituzioni europee e italiane – con il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha pubblicamente criticato la scelta iniziale del presidente Pietrangelo Buttafuoco e ha richiesto documentazione sulla decisione – lo stesso rigore non si è osservato nei confronti della questione israeliana. Anzi, il clima risulta opposto: il ritiro dell'opera dell'artista sud africana Gabrielle Goliath dal suo padiglione nazionale, motivato dal fatto che il progetto affrontava i femminicidi includendo le morti palestinesi, ha sollevato interrogativi sulla libertà di espressione artistica nella manifestazione.
Lo stridore è evidente e punta il dito contro quella che il documento denuncia come ipocrisia europea e occidentale. Secondo l'Human Rights Council delle Nazioni Unite, Israele avrebbe commesso e continuerebbe a commettere genocidio contro la popolazione palestinese, anche dopo il recente cessate il fuoco. Eppure, mentre la condanna della Russia per l'invasione dell'Ucraina è unanime e incontestata, qualsiasi critica analoga nei confronti di Israele incontra resistenze significative. Il contesto normativo italiano complica ulteriormente il quadro: il ddl 1004, già approvato dal Senato e in corso di esame alla Camera, equipara determinate critiche a Israele a manifestazioni di antisemitismo.
L'episodio della Biennale 2026 mette in discussione non solo le scelte curatoriali di una singola istituzione, ma interroga i meccanismi decisionali che presiedono alle grandi manifestazioni artistiche mondiali. Come possono coesistere standard differenti nell'applicazione di principi etici comuni? E quale ruolo giocano le pressioni politiche nel definire gli spazi di dibattito e visibilità artistica? Domande destinate a rimanere aperte mentre gli inviti rimangono già spediti e le delegazioni si preparano ai propri voli verso Venezia.