Durante la celebrazione prepasquale per le forze armate e la polizia di stato tenuta stamattina a Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo della città emiliana e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha lanciato un allarme sulla crisi della governance mondiale. Secondo il porporato, il sistema internazionale costruito negli ultimi otto decenni sta progressivamente perdendo credibilità e autorevolezza di fronte ai conflitti che continuano a insanguinare il pianeta.
Nel corso dell'omelia, Zuppi ha denunciato come il diritto internazionale venga sistematicamente svuotato di significato dalla prevalenza della "logica della forza". Le istituzioni multilaterali, pur nella loro imperfezione e pur avendo fallito nel reprimere completamente le guerre, rappresentavano almeno uno spazio comune dove affermare principi di giustizia e regole del gioco condivise. Oggi quella struttura di mediazione e di speranza collettiva si sta sgretolando, sostituita da una realtà dove gli interessi più forti dettano le condizioni senza vincoli normativi.
Il presidente della Cei ha tuttavia riconosciuto l'importanza legittima della difesa militare, a condizione che essa non rappresenti un fine in sé. Secondo Zuppi, la capacità dissuasiva delle armi diventa realmente efficace solo quando accompagnata dal dialogo costante, dal confronto sincero e dalla volontà di risolvere le dispute attraverso la negoziazione. La sola minaccia della forza, staccata da qualsiasi apertura diplomatica, non genera sicurezza duratura ma solo escalation e instabilità.
Il cardinale ha poi rivolto un monito implicito alla comunità cristiana e ai governi occidentali, suggerendo che molti sembrano non dare peso agli insegnamenti pontifici sulla pace e sulla fraternità. Con tono quasi didattico, ha invitato a ricordare le lezioni della storia contemporanea, sottolineando come l'amnesia rispetto agli errori passati condanni le società a ripeterli indefinitamente.