L'Italia invecchia più velocemente di chiunque altro in Europa, e questa realtà demografica non è solo un numero da statistici. Entro vent'anni gli ultrasessantacinquenni raggiungeranno i 18,6 milioni di persone, con un incremento di circa 5 milioni rispetto a oggi. La conseguenza è inevitabile: la domanda di assistenza domiciliare esploderà, rendendo il settore della care economy non più una nicchia ma un pilastro dell'economia nazionale che genera già 17 miliardi di euro ogni anno, quasi l'1% del PIL italiano.
Ma dietro questi numeri si nasconde un dramma ignorato troppo a lungo. Secondo l'Osservatorio Domina, la metà dei rapporti tra famiglie e assistenti familiari vive nell'irregolarità totale. Non si tratta di episodi isolati o comportamenti occasionali: il lavoro nero è diventato strutturale, radicato nei meccanismi stessi del settore. Family Care, l'Agenzia per il Lavoro specializzata nel reclutamento e la formazione di personale assistenziale del gruppo Openjobmetis, lancia un allarme che non può più essere ignorato: senza interventi decisi, il caos economico e sociale è garantito.
Il bonus badanti da 850 euro lanciato dal governo rappresenta una toppa su un buco enorme. Per Family Care non basta più "rattoppare": occorre una riforma strutturale e duratura. L'Agenzia chiede con insistenza l'introduzione di una defiscalizzazione ampia e stabile per le spese sostenute dalle famiglie che assumono regolarmente personale domestico e assistenziale. È una soluzione già collaudata in Francia, dove è possibile detrarre almeno il 50% dei costi legati alla cura domiciliare. Un modello europeo che potrebbe trasformare il mercato italiano, rendendo conveniente la regolarità rispetto al sommerso e attraendo risorse verso un comparto che altrimenti rischia di trasformarsi in un'emergenza sociale senza precedenti.