Il governo italiano guarda con crescente preoccupazione all'andamento dei prezzi del petrolio e ai riflessi che potrebbero avere sull'economia nazionale. A lanciare l'allarme è Gilberto Pichetto, ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, che nel corso del Consiglio Ambiente in corso a Bruxelles ha tracciato uno scenario inquietante per gli equilibri geopolitici globali.
Secondo Pichetto, Roma non può certo dirsi rassicurata dalla situazione attuale. Il riferimento è al prezzo del barile di greggio, attualmente stabile intorno ai 90 dollari, ben al di sopra dei 60 dollari che il governo avrebbe ritenuto sostenibile. "Se già oggi abbiamo raggiunto il massimo della tensione con queste quotazioni", ha dichiarato il ministro, "non oso immaginare gli effetti di uno scenario dove il barile toccasse i 200 dollari". Pur auspicando una rapida risoluzione dei conflitti in corso, Pichetto non nasconde le sue apprensioni.
La questione energetica, ha sottolineato il ministro italiano, trascende i confini nazionali ed europei per assumere carattere strutturale su scala mondiale. Molte nazioni, in particolare quelle del Golfo Persico e nei paesi circostanti, dipendono dalla stabilità dell'area in misura quasi totale. Una prolungata destabilizzazione mediorientale comporterebbe conseguenze globali che nessun singolo Paese, per quanto potente, potrebbe affrontare in autonomia.
Dal governo italiano emerge pertanto la consapevolezza che una soluzione alla crisi energetica non può essere cercata a livello nazionale, ma richiede una coordinazione internazionale robusta. Nel frattempo, il caro-energia resta una spada di Damocle sull'economia italiana, già messa a dura prova dagli anni della pandemia e dalle incertezze geopolitiche europee.