New York ospiterà a partire da marzo una grande retrospettiva dedicata agli ultimi anni creativi di Paul Klee, uno dei giganti dell'arte moderna del ventesimo secolo. La mostra 'Paul Klee: Other Possible Worlds', promossa dal Jewish Museum in collaborazione con le istituzioni culturali bernesi, rimarrà aperta fino al 26 luglio e rappresenta la prima occasione in cui un museo americano presenta sistematicamente i lavori che l'artista realizzò nel decennio finale della sua vita, un periodo segnato da sofferenza personale e tempesta storica.
Klee visse quegli anni cruciali lontano dalla Germania, esiliato dopo che il regime nazista aveva etichettato le sue opere come degenerate e sovversive. Contemporaneamente, dovette affrontare la sclerodermia, una malattia autoimmune che progressivamente logorò il suo corpo fino alla morte nel 1940, quando aveva soli 61 anni. Nonostante queste circostanze avverse, l'artista originario della Svizzera continuò a produrre un corpus straordinario di oltre cento opere tra disegni e tele, testimonianza di una volontà creativa che si rafforzava proprio quando tutto sembrava crollare intorno a lui.
Come spiega James S. Snyder, direttore del Jewish Museum, questa raccolta permette di rivalutare profondamente la pratica artistica di Klee, mostrando in che modo il maestro abbia risposto agli orrori dei decenni '30 e '40 attraverso un'innovazione formale senza precedenti. Mentre molti conoscono Klee per il suo pioneristico approccio all'astrazione, pochi sono consapevoli di come il suo linguaggio visivo sia diventato progressivamente una forma di descrizione metaforica dell'avanzata fascista in Europa.
La mostra si articola in sei nuclei tematici che guidano il visitatore attraverso questa evoluzione artistica. Tra questi spicca la sezione dedicata ai 'Disegni sulla rivoluzione nazionalsocialista', una serie di lavori che raffigurano la violenza totalitaria e che vengono esposti per la prima volta negli Stati Uniti come collezione organica. Un'altra sezione intitolata 'Decadenza e Morte' raccoglie composizioni in cui frutta appassita e fiori avvizziti diventano simboli della critica di Klee all'ideologia nazista. In mostra anche l''Angelus Novus', l'acquerello che raffigura un angelo dall'espressione enigmatica e smarrita, con gli occhi dilatati e le ali spiegate verso l'ignoto.
La ricerca stilistica di Klee in questi ultimi anni lo aveva portato a abbandonare progressivamente il cromatismo per privilegiare forme essenziali e linee pure, riducendo la realtà visibile a elementi geometrici elementari. Questo linguaggio più sintetico e astratto, lontano dalle esperimentazioni Bauhaus degli anni precedenti, rappresentava una risposta spirituale ai turbamenti del suo tempo, un tentativo di guardare oltre il presente verso dimensioni interiori e possibilità alternative di significato.