L'Unione Europea si trova di fronte a un bivio cruciale nella gestione delle relazioni con la Cina. A evidenziarlo è Kaja Kallas, alto rappresentante dell'Ue per gli affari esteri, intervenendo in audizione davanti alla commissione affari esteri del Parlamento Europeo. Nel suo intervento, Kallas ha tracciato un quadro inequivocabile della situazione: da una parte c'è coesione tra gli Stati membri nel identificare i problemi, dall'altra permane un profondo disaccordo sulle soluzioni da adottare.
Secondo Kallas, la diagnosi condivisa riguarda due pilastri fondamentali: le pratiche economiche coercitive impiegate da Pechino nei confronti delle aziende europee e il sostegno fornito dalla Cina alla Russia nel conflitto ucraino. "Il punto è che la cura è dolorosa", ha spiegato Kallas, sottolineando come proprio questa consapevolezza divida gli europei. L'alto rappresentante ha utilizzato una metafora medica particolarmente efficace per descrivere le due strade possibili.
La prima opzione è quella dei "palliativi": continuare a somministrare sussidi alle imprese europee per compensare le difficoltà dovute alla competizione sleale cinese. Tuttavia, Kallas ha messo in guardia dai rischi di questa strada, osservando che nel lungo periodo nemmeno i grandi paesi sarebbero in grado di sostenere economicamente questa strategia, poiché richiederebbe un esaurimento progressivo delle casse pubbliche alimentate dalle tasse dei cittadini.
L'alternativa proposta è quella di affrontare davvero il problema alla radice, anche consapevoli che la risposta di Pechino potrebbe essere dura e immediata. "La Cina è molto forte e può reagire", ha ammesso Kallas. Tuttavia, l'eurodeputata ha lanciato un messaggio critico verso la stessa Ue: se Bruxelles e i suoi Stati membri non sono disposti a compiere scelte coraggiose e a tradurre in atti concreti le dichiarazioni di principio, allora significa che il problema non viene affrontato con la serietà necessaria.
Le parole di Kallas evidenziano una frattura che rischia di indebolire la posizione negoziale europea nei confronti della potenza asiatica. Il prossimo periodo sarà cruciale nel determinare se l'Ue saprà trovare una risposta unitaria, oppure se continuerà a oscillare tra dichiarazioni d'intenti e misure di carattere meramente difensivo che, a lungo termine, potrebbero rivelarsi insufficienti.