Mancano meno di due giorni al debutto del Padiglione Centrale restaurato, uno degli appuntamenti cruciali della Biennale di Venezia, ma lo scontro tra l'istituzione lagunare e l'esecutivo sulla presenza russa rimane incandescente. La Fondazione ha consegnato al ministero tutta la documentazione richiesta, ribadendo con fermezza che non ha commesso irregolarità e che l'embargo internazionale verso Mosca è stato pienamente rispettato in ogni fase del processo decisionale.
Ora tocca al ministro Giuli aprire il fascicolo e verificare se davvero tutto è stato condotto entro i confini della legalità. L'attenzione degli investigatori si concentrerà soprattutto sulla corrispondenza intercorsa con le autorità russe, per chiarire come sia stata organizzata la partecipazione e quali siano stati gli effettivi margini decisionali della Biennale. Secondo la versione della fondazione, la richiesta di partecipazione sarebbe arrivata spontaneamente da Mosca secondo la consuetudine internazionale, visto che la Russia possiede storicamente un proprio padiglione alla manifestazione.
Il ministro si muove in un equilibrio delicato: ha sempre sottolineato il principio dell'autonomia della Biennale, ma contemporaneamente è chiaro che una vasta parte della maggioranza di governo (ad eccezione della Lega) ritiene che la coerenza con la politica estera italiana debba prevalere su considerazioni puramente istituzionali. Sul tavolo restano opzioni drastiche, dal commissariamento della fondazione fino alla dichiarazione di persona non grata nei confronti degli artisti che intendono registrare una performance nei giorni precedenti l'apertura ufficiale del 9 maggio. Tuttavia, circola anche l'ipotesi meno antagonista di una pressione diretta sul presidente Pietrangelo Buttafuoco affinché revochi personalmente l'invito a Mosca, soluzione che rimane però improbabile visto l'atteggiamento fin qui assunto da Venezia.
La questione ha raggiunto i vertici dell'amministrazione: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e lo stesso Giuli dovrebbero confrontarsi a breve per delineare la strategia successiva. La vera prova della temperatura politica arriverà giovedì prossimo a mezzogiorno, quando è prevista l'inaugurazione del Padiglione Centrale. La scelta del ministro di partecipare o astenersi parlerà da sola, specialmente considerando che l'edificio è stato restaurato grazie ai finanziamenti ministeriali stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel frattempo, la tensione divide non soltanto gli schieramenti di maggioranza, ma genera spaccature anche nell'opposizione: sulla difesa della posizione della Biennale si erge principalmente Matteo Salvini, leader della Lega, che continua a schierarsi a favore dell'autonomia dell'istituzione veneziana.