Donald Trump sta costruendo un'alleanza circoscritta per gestire la crisi nello Stretto di Hormuz, composta essenzialmente dai principali attori del Golfo Persico. Qatar, Bahrein, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si sono schierati a fianco degli Stati Uniti, insieme a Israele. Una coalizione ridotta all'osso rispetto alle ambizioni iniziali, che non include alcun contributo militare diretto da parte dei partner europei.
La Francia, attraverso il presidente Emmanuel Macron, ha già chiarito che non parteciperà a operazioni belliche dirette. Parigi si è però resa disponibile a gestire i meccanismi di escorta per le navi commerciali, ma solo quando la situazione si sarà calmata e in coordinamento con altre nazioni. L'Unione Europea nel complesso ha scelto la strada della cautela: Kaja Kallas, responsabile della politica estera comunitaria, ha ribadito che soltanto la diplomazia rappresenta un'opzione percorribile in questa fase.
Trump ha colto l'occasione per rinnovare i suoi attacchi alla Nato, definendola un'organizzazione che commette un "errore stupido" e accusando gli alleati europei di non fornire supporto nel momento critico. Secondo il presidente americano, gli Stati Uniti spendono centinaia di miliardi di dollari annuali per proteggere i partner dell'Alleanza Atlantica, ricevendo in cambio ben poco. Ha inoltre dichiarato, con tono sprezzante, di non aver bisogno dell'aiuto di nessuno poiché l'America rimane la potenza più forte al mondo. Per Trump si tratta di un rapporto debilanciato, una "strada a senso unico" dalla quale gli alleati traggono vantaggi senza offrire contraccambio.
Il dossier della crisi persiana arriverà sul tavolo del Consiglio Europeo in programma giovedì, sebbene l'agenda sia fitta di altre priorità interne, in primis il rilancio della competitività continentale. Un funzionario di alto livello dell'Ue ha sottolineato come l'Europa non abbia iniziato questa guerra e che i singoli Stati membri non siano stati nemmeno consultati preventivamente. La strategia europea si concentra sulla riduzione delle tensioni e sul ritorno a canali diplomatici, nel pieno rispetto della legalità internazionale.
La posizione comunitaria sta però subendo pressioni politiche interne. Sia Kallas che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sono state criticate dai deputati europei, provenienti da schieramenti opposti, per non aver denunciato pubblicamente l'illegittimità dell'operazione israelo-americana secondo il diritto internazionale. Una contraddizione che gli eurodeputati hanno evidenziato soprattutto confrontandola con la durissima narrazione adottata nei confronti della Russia. Kallas ha evitato di tracciare una posizione esplicita, ma ha preso ancora una volta le distanze dalle recenti affermazioni di von der Leyen riguardo un'Europa ormai priva del ruolo di custode di un'epoca passata.