Lo scontro sulla politica climatica europea si acuisce mentre il governo italiano tenta di costruire alleanze per contenere il rincaro delle bollette legato all'Ets, il sistema comunitario di scambio di quote di CO2. In una fase segnata da tensioni geopolitiche e volatilità dei prezzi di petrolio e gas, Roma ha avviato una mobilitazione diplomatica che coinvolge otto partner tra cui i Paesi dell'Est, l'Austria e la Grecia. L'obiettivo dichiarato è definire "iniziative comuni" per alleggerire il peso del meccanismo sulla spesa energetica nazionale. Tuttavia, al vertice dei leader europei in programma, l'Italia dovrà confrontarsi con un fronte opposto composto dai Paesi nordici, Spagna, Portogallo e dalla Germania, tutti determinati a preservare intatto l'impianto dell'Ets.

Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto ha progressivamente moderato la rivendicazione iniziale di una sospensione temporanea delle centrali termoelettriche dal sistema, aprendo a "soluzioni alternative" purché sufficientemente incisive da controllare i rialzi tariffari. Tuttavia, la posizione rimane ferma sul carattere essenzialmente fiscale del meccanismo: per l'Italia il costo annuale supera i 7 miliardi di euro e, per come è strutturato, risulterebbe irreducibile. La coalizione guidata da Roma chiede dunque una "correzione" sostanziale, mentre l'Ungheria di Viktor Orbán propone misure specifiche come l'esclusione delle centrali a gas, la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore oltre il 2034 e il rinvio al 2030 dell'introduzione dell'Ets2, il nuovo strumento destinato a coprire trasporti ed edifici dal 2028.

An alto funzionario dell'Ue ha precisato che la maggioranza dei leader europei ritiene l'Ets indispensabile sia per la transizione ecologica che per le strategie di investimento a lungo termine, indicando così lo schema degli schieramenti su uno dei temi cruciali del dibattito continentale. Un potenziale punto di convergenza potrebbe emergere sulla questione delle quote gratuite per i settori strategici, grazie al sostegno manifestato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz.

La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, prepara una risposta caratterizzata da interventi marginali piuttosto che da una rivisitazione strutturale. Tra le misure annunciate figurano la revisione della riserva di stabilità del mercato, nuovi parametri di riferimento per una decarbonizzazione considerata "più realistica" e un ponte finanziario verso la banca industriale per la decarbonizzazione, il tutto orientato a contenere la volatilità dei prezzi senza compromettere il disegno complessivo del sistema. Nel breve periodo, nessun intervento Ue sul meccanismo di mercato è previsto, sebbene sia stata avanzata una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato.