Un dramma dalle tinte gialle si è consumato sabato scorso in provincia di Fermo, nelle Marche, quando Vladislav Grigoreev, stalliere russo di origine leningradese, è stato ucciso con un colpo d'arma da fuoco alla gola. La vittima stava cercando due cavalli fuggiti dalla struttura agricola dove lavorava stagionalmente, spaventati dagli spari provenienti da una battuta di caccia. L'autore del disparo è Palmiero Berdini, 82 anni, operatore faunistico e guardia volontaria venatoria, ora indagato dalla procura per omicidio volontario.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Grigoreev ha incontrato il cacciatore durante la ricerca dei cavalli e avrebbe iniziato a filmarlo con il telefono, probabilmente per documentare l'accaduto. Nel corso dell'alterco successivo sarebbe partito il colpo letale. Berdini nega le accuse sostenendo una versione diversa: secondo quanto riferirebbe agli investigatori, il russo avrebbe tentato di sottrargli il fucile dalle mani, e in quella fase l'arma si sarebbe accidentalmente azionata. Una dichiarazione che però stride con gli elementi emersi dalle indagini.

La proprietaria dell'azienda agricola, Stefania Quattrini, fornisce un resoconto che complica significativamente la posizione dell'anziano cacciatore. Secondo la donna, Grigoreev le ha fatto una videochiamata proprio mentre era in corso l'alterco, inquadrando Berdini nell'atto di puntargli l'arma addosso. La titolare ha persino catturato screenshot dalle immagini trasmesse, documenti ora al centro del fascicolo della procuratrice Marinella Bosi. Dopo aver sentito il russo dirle "corri corri" e la linea che si interrompe, Quattrini ha immediatamente contattato i carabinieri e uscita di casa lo ha cercato disperatamente, trovando infine il corpo a terra.

Quattrini non nasconde la frustrazione accumulata nel tempo: da anni, racconta, la sua azienda agricola subisce danni dalla caccia sfrenata nella zona. Gli spari ripetuti spaventano gli animali, che scappano distruggendo recinzioni e mettendo a rischio l'intera attività. Per questo Grigoreev, che la donna descrive come una persona straordinaria – ingegnere con due lauree, profondamente dedito alla protezione degli animali – si era recato sul posto armato delle cavezze per recuperarli. "Ha fatto il suo dovere e l'ha pagato con la vita", afferma visibilmente scossa la proprietaria.

Non è la prima volta che il russo incrocia cacciatori nella zona. Un anno prima si era già trovato in una situazione analoga, riuscendo a disarmare un altro cacciatore senza che la situazione degenerasse in tragedia. Quell'episodio gli era valso una formale raccomandazione dai carabinieri di Fermo. Una lezione che stavolta non gli ha salvato la vita. Gli investigatori continuano a scandagliare i dettagli del caso per determinare se davanti a loro c'è stata una legittima difesa sbagliata o qualcosa di più grave.