Le forze dell'ordine hanno fermato a Catania Giuseppe Sciacca, uno dei volti più noti della scena anarchica italiana. L'arresto, eseguito il 21 marzo nel centro storico della città siciliana, risponde a un'ordinanza di carcerazione emessa dalla Corte di Assise d'Appello di Torino lo scorso settembre. Sciacca dovrà scontare una pena di quattro anni e cinque mesi di reclusione, oltre al versamento di una multa pari a 17mila euro, derivante dall'accumulo di diverse imputazioni riconducibili all'ambiente anarchico.
La storia giudiziaria di Sciacca affonda le radici in episodi di significativa gravità. Nel 2004 era stato fermato con l'accusa di atti terroristici per aver lanciato due bottiglie incendiarie contro l'ingresso della caserma dei Carabinieri in piazza Dante a Catania, atto poi rivendicato mediante scritte murali. Nel 2019, la Digos torinese lo aveva nuovamente fermato nell'ambito dell'operazione "Scintilla" per il possesso, la fabbricazione e il trasporto di materiale esplosivo e incendiario, reati che hanno portato ai procedimenti conclusi con la sentenza odierna.
Gli investigatori inquadrano Sciacca come elemento centrale di una rete estremista che si estende ben oltre i confini nazionali. Il catanese intrattiene contatti consolidati con sodalizi anarchici in Spagna e Francia, operando come figura di collegamento tra diverse cellule internazionali. Nel corso degli ultimi mesi, aveva frequentato numerose località in Italia e all'estero, inclusa una permanenza estesa a Roma, città da cui emerge uno dei più gravi episodi della ricente violenza anarchica.
Importante chiarire che il mandato di cattura di Sciacca, spiccato il 13 marzo, precede di poco l'esplosione verificatasi nella capitale, dove due anarchici hanno trovato la morte mentre presumibilmente costruivano un ordigno. Al momento le indagini non hanno stabilito nessi tra Sciacca e i due morti, identificati come Ardizzone e Mercogliano, sebbene il panorama della violenza estremista rimanga sotto costante monitoraggio delle autorità.
L'operazione della Digos rappresenta un ulteriore colpo alle strutture dell'insurrezionalismo italiano, movimento caratterizzato dall'azione diretta violenta e dalla reiezione di qualsiasi forma istituzionale. La cattura di Sciacca si iscrive nella più ampia strategia di contrasto alla progettualità delle organizzazioni anarchiche, particolarmente attive nei contesti urbani e con dimostrata capacità di acquisire e utilizzare materiale pericoloso. La sua detenzione sottrarrà alla circolazione una delle figure più attive nell'intrecciare relazioni fra le diverse piazze radicali europee.