Il fascicolo sul delitto di Garlasco potrebbe essere prossimo alla chiusura, ma con esiti potenzialmente dirompenti. Negli ultimi giorni sono emerse diverse anticipazioni riguardanti la perizia affidata dalla procura di Pavia al dottor Cristina Cattaneo, specialista in anatomia patologica, chiamato a riesaminare i referti autoptici del 2007 e a valutare possibili interpretazioni alternative sulla dinamica dell'omicidio di Chiara Poggi, giovane donna tragicamente deceduta quasi due decenni fa.

L'indiscrezione più recente, riportata nel corso della trasmissione Mattino 5, riguarda un aspetto cruciale dell'indagine: secondo quanto ricostruito dall'esperto, le lesioni riscontrate sul corpo della vittima presenterebbero caratteristiche compatibili con l'utilizzo di due distinti strumenti contundenti. Questa ipotesi non rappresenta una novità nel dibattito scientifico, poiché diversi esperti di medicina legale hanno già sottolineato l'impossibilità che un'unica arma, utilizzata anche in modalità diverse, potesse provocare ferite con tali variazioni morfologiche.

Attualmente, Alberto Stasi rimane l'unico condannato per questo omicidio e sta scontando la sua pena nel carcere di Opera. La sentenza nei suoi confronti è passata in giudicato e quindi definitiva. Tuttavia, se la consulenza Cattaneo dovesse effettivamente confermare l'intervento di due armi distinte, ciò potrebbe costituire il presupposto per una richiesta di revisione processuale che annulli la condanna originaria. È importante precisare che la valutazione relativa al numero di strumenti utilizzati rientra nelle competenze di un anatomo-patologo, basandosi esclusivamente sulle tracce fisiche sul corpo della vittima, mentre l'identificazione del numero di autori dell'omicidio rimane materia di indagine specifica dei Ris.

Altre anticipazioni diffuse dal Tg1 hanno riguardato l'orario del decesso e la ricostruzione cronologica dei fatti. Secondo la perizia, Chiara Poggi sarebbe morta almeno trenta minuti dopo aver consumato l'ultimo pasto. Un dato che potrebbe risultare determinante per stabilire la compatibilità temporale tra i movimenti e le dichiarazioni degli indagati e il momento effettivo della morte della giovane vittima, riscrivendo potenzialmente l'intera dinamica dei fatti accaduti a Garlasco.