Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra in una fase cruciale: mentre le operazioni militari continuano senza sosta, entrambi i contendenti stanno costruendo le fondamenta per eventuali negoziati. Secondo quanto emerso nelle ultime 48 ore, la Repubblica islamica ha reso pubbliche sei condizioni essenziali per porre fine alle ostilità tramite l'agenzia di stampa Tasmin, vicina ai Pasdaran. Nel medesimo arco temporale, anche Washington ha illustrato le proprie richieste attraverso fonti ufficiali che hanno parlato con il sito d'informazione Axios.
Le condizioni iraniane ruotano intorno alla sopravvivenza del regime e all'allontanamento dell'influenza americana dalla regione. Teheran chiede garanzie contro una futura escalation militare, la chiusura completa delle basi statunitensi mediorientali, il pagamento di risarcimenti economici, la cessazione delle ostilità su tutti i fronti regionali, una ridefinizione dello statuto giuridico dello stretto di Hormuz e l'estradizione di individui legati a media considerati ostili. Questi sei punti rappresentano la visione iraniana di un ordine regionale post-conflitto.
Dall'altra parte, l'amministrazione Trump, rappresentata dai principali negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner (cognato del presidente), ha articolato le proprie pretese intorno al controllo nucleare e alla sicurezza regionale. Washington richiede il congelamento di qualsiasi programma missilistico per cinque anni, l'azzeramento totale dell'arricchimento dell'uranio, lo smantellamento dei principali impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow, l'implementazione di rigidi protocolli di ispezione internazionale sui siti atomici, accordi con le potenze regionali per limitare l'arsenale missilistico a mille testate massimo e la cessazione di tutti i finanziamenti verso organizzazioni alleate come Hezbollah, gli Houthi e Hamas. Una condizione preliminare non negoziabile resta l'apertura dello stretto di Hormuz.
I contatti diretti tra le due superpotenze rimangono congelati, con Egitto, Qatar e Regno Unito nel ruolo di mediatori informali. Nonostante le dichiarazioni di Trump di una settimana fa circa una possibile riduzione graduale delle operazioni, la macchina bellica americana continua a funzionare a pieno regime. Circolano inoltre piani per un'eventuale operazione terrestre sull'isola di Kharg, che rappresenta il nodo vitale dell'economia iraniana gestendo il 90 percento delle esportazioni petrolifere e costituendo la principale fonte di entrate per lo stato.
Gli analisti sottolineano come il divario tra le rivendicazioni delle due parti rimane sostanziale. Mentre l'Iran punta su compensazioni economiche e ritiro militare, gli Stati Uniti insistono sul disarmo nucleare come prerequisito non discusso. Il fatto che entrambi gli attori stiano già elaborando strategie negoziali, pur continuando a combattere, suggerisce che il conflitto potrebbe entrare prossimamente in una fase transitoria, sebbene i tempi rimangono incerti e le operazioni dovrebbero protrarsi per almeno altre due o tre settimane.