Un esperimento cinematografico che trasforma il dramma quotidiano in racconto universale. Il regista Matarrese ha scelto un approccio innovativo per il suo film 'Il quieto vivere': invitare vere famiglie a recitare i loro stessi conflitti sullo schermo. L'obiettivo era catturare l'autenticità delle tensioni domestiche, quelle litigate che caratterizzano la convivenza fra parenti, con il tono leggero della commedia.

Ciò che ha sorpreso lo stesso Matarrese è come il progetto abbia acquisito una dimensione che travalica l'intrattenimento puro. Durante la presentazione, il regista ha rivelato come il film sia divenuto strumento di dialogo all'interno delle famiglie partecipanti, creando momenti di riflessione sulla qualità della convivenza. Il tono scherzoso delle scene ha permesso di affrontare questioni delicate con meno difese, facilitando conversazioni che prima erano rimaste bloccate.

Ma c'è di più. Matarrese ha confessato che una delle storie messe in scena ha avuto conseguenze concrete nella vita reale, contribuendo a prevenire una tragedia personale. Pur mantenendo l'anonimato, il regista ha sottolineato come il processo creativo e la visibilizzazione di certi dinamiche relazionali abbiano avuto effetti terapeutici inaspettati su uno dei partecipanti al progetto.

Il film rappresenta quindi un'esperienza ibrida: da una parte l'intento narrativo di raccontare con ironia le piccolezze e i malumori che caratterizzano la vita familiare; dall'altra, una riscoperta del valore del cinema come strumento di consapevolezza sociale e benessere psicologico. Un risultato che il regista non aveva inizialmente previsto, ma che rafforza l'idea che l'arte, anche quando affronta temi leggeri, può generare impatti significativi sulla realtà.