Giovanni Motta, artista digitale originario di Verona classe 1971, sbarca a Milano con un progetto ambizioso e provocatorio che gioca con i codici della pubblicità contemporanea. Intitolata HYDRON³ – Time is over. Drink eternity, la mostra-evento occupa gli spazi dei Bagni Misteriosi all'interno del Teatro Franco Parenti dal 26 marzo al 12 aprile. Curata da Ivan Quaroni, l'installazione si presenta come il lancio mediatico di un prodotto impossibile: una bevanda che promette di arrestare l'invecchiamento, estratta simbolicamente da un monolite di ghiaccio e spacciata come l'elisir di eterna giovinezza che l'umanità ha sempre ricercato.

La narrazione concepita da Motta segue un percorso scaltro e ironico attraverso gli spazi espositivi. I visitatori si trovano inizialmente di fronte a figure ibride e enigmatiche che montano la guardia intorno al frammento di monolite originario. Secondo la logica del progetto, la sostanza primigenia – un dono della natura stessa – viene intercettata e trasformata dall'uomo in un prodotto commerciale vero e proprio. A orchestrare questa trasformazione è Question Mark, un imprenditore immaginario la cui vera identità rimane celata, che funge da intermediario tra la fonte naturale e il mercato globale.

La critica sottesa al progetto riguarda il modo in cui il sistema capitalistico media e controlla le risorse, trasformando l'essenza pura in versioni adattate e controllate destinate al consumo di massa. Motta non si limita a rappresentare questo meccanismo, ma lo mette in scena attraverso un linguaggio visivo che attinge direttamente dall'immaginario pubblicitario pop, confondendo intenzionalmente i confini tra arte contemporanea e campagna di marketing. L'estetica superficiale della pubblicità si scontra deliberatamente con una tensione simbolica più profonda, invitando il pubblico a riflettere su quanto la nostra percezione della realtà sia stata già colonizzata da strategie commerciali.

La brevità della mostra – appena due settimane – non è casuale: ricalca i ritmi frenetici delle campagne pubblicitarie contemporanee e sottolinea il carattere effimero e monouso della cultura di consumo che l'opera intende sottoporre a un'analisi critica. Un'operazione che trasforma lo spazio del Teatro Franco Parenti in un laboratorio sperimentale dove l'arte digitale affronta direttamente le contraddizioni del nostro presente.