La sequenza iniziale di "Finché morte non ci separi 2" riprende esattamente da dove si era interrotta la storia precedente. Grace, coperta di sangue dopo aver affrontato e sopravvissuto alla terrificante famiglia dei Le Domas, si ritrova ricoverata in ospedale. È proprio in questo momento che entra in scena Faith, una sorella di cui nessuno sospettava l'esistenza. Le due donne hanno un rapporto problematico, ma le circostanze le costringeranno a unirsi loro malgrado per affrontare una minaccia ancora più grande di quella che Grace aveva superato nel primo film.

I registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, che dopo il film del 2019 hanno messo a segno anche gli ultimi capitoli di Scream e il recente Abigail, seguono la ricetta classica dei sequel splatter: moltiplicare gli elementi che hanno funzionato. Se prima c'era una protagonista, adesso ce ne sono due. Ma soprattutto, gli antagonisti si moltiplicano esponenzialmente. Non si tratta più solo della famiglia Le Domas, bensì di un'intera società segreta composta da numerose famiglie legate da un patto demoniaco. Queste consorterie devono completare l'opera iniziata dalla famiglia dello sposo tradito, pena il dispiacere delle forze oscure. In palio c'è il controllo di un'élite mondiale che muove i fili della realtà. Tra i candidati al comando figurano i Danforth, con i loro due rampolli: Ursula, interpretata dalla veterana del genere Sarah Michelle Gellar, e Titus, nei panni di Shawn Hatosy. Loro padre Chester, Chester Danforth, appare in un breve cameo affidato a David Cronenberg, il leggendario regista canadese, colto nel momento finale della sua vita. Un dettaglio che rende omaggio alla carriera di Cronenberg con un gesto autoriflessivo particolarmente raffinato.

Il setting del film si sposta anche geograficamente. Le due protagoniste vengono trasferite in una vasta tenuta dove dovranno sopravvivere alla caccia spietata messa in atto da numerosi assassini attrezzati di tutto punto. La sceneggiatura, firmata da Guy Busick e R. Christopher Murphy, tenta di costruire la storia su dinamiche di conflitto interno tra fratelli con visioni contrapposte della realtà e obiettivi contraddittori. Tuttavia, questo schema narrativo fatica a generare una vera tensione emotiva, soprattutto nel rapporto tra le due protagoniste femminili.

Nonostante l'evidente incremento di elementi visivi violenti e la proliferazione di personaggi antagonisti, il film risulta paradossalmente meno efficace del suo predecessore. L'inflazione di ingredienti non si traduce in maggiore creatività narrativa o stilistica. La formula sembra dilatata oltre i suoi limiti naturali, appesantendo piuttosto che rivitalizzando l'esperienza spettatoriale. Quello che emerge è un'opera gonfia di effetti splatter ma di fatto meno incisiva dal punto di vista drammatico e coreografico rispetto al capitolo che l'ha preceduta.