Teresa Macrì, storica e teorica dell'arte con un percorso pluridecennale dedicato all'analisi del corpo in movimento, ha appena pubblicato un nuovo volume destinato a fare luce sulla contemporaneità della danza sperimentale. Il libro, intitolato 'Stato di incanto. Danza, non-danza, post-danza', edito da Postmedia Books nel 2025, rappresenta un'evoluzione significativa rispetto ai suoi lavori precedenti, dai quali emerge chiaramente una costante ricerca sulla corporeità come linguaggio artistico poliedrico e multiforme.

La pubblicazione si organizza in dieci capitoli tematici, ciascuno imperniato su un artista che incarna una parola chiave entro il panorama della post-danza contemporanea. I creatori affrontati spaziano dalla ripetizione in Bruce Nauman fino all'estrusione in G. Palermo, passando per figure come Jerome Bel, Tino Sehgal e Akram Khan. Ogni capitolo funziona come una stazione di un itinerario concettuale che mappa il territorio della danza sperimentale attraverso prospettive eterogenee. L'introduzione costituisce un omaggio al leggendario Judson Dance Theater, il movimento visionario che negli anni Sessanta ha rivoluzionato il rapporto tra danza e arti visive, con Simone Forti in ruolo cruciale, e da cui il titolo stesso dell'opera è tratto.

L'Judson Dance Theater rappresenta il contesto germinale da cui hanno attinto il Living Theatre, il movimento Fluxus, Allan Kaprow, Trisha Brown e Robert Morris, nomi cardine della sperimentazione artistica novecentesca. L'atmosfera libertaria di quell'epoca ha oltrepassato i confini dello spazio performativo stesso: lo storico e sociologo urbano Richard Sennett, che abitava sopra il teatro negli anni giovanili, ha respirato quell'aria di radicale sovversione estetica, che successivamente ha ispirato il suo celebre saggio 'Usi del disordine'.

Questo nuovo progetto editoriale di Macrì si distingue dai suoi lavori antecedenti—tra cui 'Splatter' del 1993, 'Il corpo postorganico' e i più recenti 'Politics/Poetics' e 'Fallimento e Slittamenti della performance'—per un approccio archeologico fenomenologico. L'autrice indaga la contaminazione profonda tra danza e performance attraverso una prospettiva storica che fino ad oggi era rimasta largamente inesplorata nella letteratura critica italiana. Il libro si propone come uno strumento interpretativo per comprendere come il corpo contemporaneo, inteso nella sua pluralità costitutiva, continui a sfidare i confini dell'espressione artistica nel ventunesimo secolo.