Le Terme di Diocleziano diventano palcoscenico di un affascinante dialogo tra due mondi artistici: da oggi fino a metà maggio, l'istituzione romana accoglie 'Metamorphoses', la rassegna dedicata al lavoro dell'artista cinese Wu Jian'an. L'esposizione, allestita nelle Aule X e XI-XIbis, rappresenta il frutto di una ricerca che abbatte i confini geografici e culturali, costruendo un ponte visivo tra la tradizione occidentale e quella orientale mediante opere di notevole impatto scenico e dimensionali.

Secondo Umberto Croppi, curatore della mostra, il progetto nasce dalla volontà di Wu Jian'an di intrecciare due patrimoni culturali distinti, sviluppando creazioni monumentali radicate in approfonditi studi letterari e mitologici, accompagnati da una dedizione scrupolosa alle tecniche artigianali storiche. La scelta di presentare il lavoro proprio nelle antiche terme romane non è casuale: Croppi evidenzia come Wu abbia immediatamente riconosciuto la coerenza simbolica del luogo, dove lo spazio stesso evoca il concetto di trasformazione e dove i resti archeologici rimandano ai cicli di morte e rinascita che costituiscono il cuore della sua ricerca estetica.

L'installazione raccoglie opere realizzate in materiali diversi: spiccano le 360 sculture ricavate dalla pelle traslucida, assemblate in un'unica composizione stratificata che muta continuamente con il variare della luminosità ambiente, insieme alle raffinate sculture in vetro che cristallizzano momenti di metamorfosi in forme trasparenti. Dalle tecniche del vetro di Murano all'uso sapiente del cuoio e della carta, lavorate mediante ritaglio e collage secondo la tradizione orientale, Wu Jian'an dimostra una padronanza tecnica straordinaria al servizio di una visione artistica consapevole e profonda.

La ricerca concettuale sottesa alle opere affonda le radici tanto nella letteratura classica di Ovidio quanto nei fondamenti della filosofia cinese: il principio di mutamento perpetuo trova sintesi nel Tao, insegnamento orientale che promuove l'equilibrio universale. Wu non oppone queste due tradizioni, bensì le armonizza in un discorso visivo contemporaneo che parla alle esperienze attuali di discontinuità e continuità, offrendo allo spettatore una meditazione universale sulla natura del cambiamento stesso. L'artista cinese realizza così un'operazione culturale di rara eleganza, dove la classicità occidentale e la profondità meditativa orientale dialogano senza contraddizioni, generando un'esperienza estetica che trascende le geografiche nazionali.