Gino Paoli ci ha lasciati nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2026, all'età di 91 anni. A pochi mesi dalla sua scomparsa, riemerge un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nell'estate del 2025, nella quale il leggendario cantautore genovese affrontava a viso aperto le controversie che l'avevano circondato e ripercorreva una carriera musicale lunga più di settant'anni.
Tra i temi della conversazione spicca il ritorno sul caso Elodie, scaturito dalle osservazioni di Paoli su alcune artiste contemporanee. Interrogato in merito, il musicista non ha mostrato alcuna volontà di fare marcia indietro, replicando che le sue considerazioni erano di carattere generale e non riferite a nessuno in particolare. "Non conoscevo nemmeno chi fosse", aveva affermato con una certa ironia, aggiungendo che sua moglie gli aveva mostrato successivamente una fotografia dell'interprete, riconoscendola come "una bella donna". La questione aveva assunto contorni ancora più surreali dal fatto che Elodie stessa si era riconosciuta nell'allusione, nonostante Paoli non l'avesse mai menzionata esplicitamente.
Ben più grave del battibecco con la cantante moderna è il dolore ancora vivo che traspariva dalle parole di Paoli riguardante la morte di suo figlio Giovanni, scomparso alcuni mesi prima dell'intervista. Il padre ha espresso tutta la sofferenza di una perdita che definisce "un'ingiustizia crudele", sottolineando come avrebbe desiderato che fosse accaduto il contrario. Durante il funerale, aveva persino sfidato Dio stesso con una domanda carica di angoscia, chiedendosi come potesse permettere a un genitore di dover seppellire un proprio figlio.
Non sono mancate nemmeno le stoccate nei confronti di altri personaggi pubblici. Paoli ha commentato criticamente la scelta di Stefano Accorsi nel ruolo che lo interpretava al cinema, sostenendo che l'attore aveva preferito ispirarsi a Fabrizio De André piuttosto che catturare l'essenza del vero Paoli. "È un bravissimo attore", ha precisato, "ma gli hanno fatto studiare De André. Peccato che io non sia De André. Io rido, faccio casini. Faber era sempre scuro e malinconico". Proprio con De André, peraltro, i rapporti non erano mai stati idilliaci: il celebre cantautore genovese si era addirittura adirato per un articolo nel quale Paoli aveva sostenuto la superiorità artistica di Bob Dylan, una posizione dalla quale il musicista non ha mai inteso ritrattare.
Queste dichiarazioni rappresentano gli ultimi echi pubblici di una figura carismatica che ha sempre coltivato la franchezza e la libertà di espressione, mantenendo le proprie opinioni senza cedimenti anche di fronte alle critiche e alle polemiche. Un approccio che lo ha reso una personalità controversa ma coerente, fino all'ultimo giorno della sua vita straordinaria.