Firenze si prepara a ospitare uno dei maestri indiscussi dell'arte contemporanea internazionale. Dal 25 marzo al 13 settembre, il Museo Novecento dedica un'ampia esposizione a Georg Baselitz, il poliedrico artista tedesco nato a Kamenz il 23 gennaio 1938. Si tratta di un ritorno particolarmente significativo per Baselitz, che nella città toscana ha trascorso sei mesi cruciali nel 1965 insieme alla moglie Elke, un periodo che non ha mai smesso di descrivere come decisivo per la sua ricerca artistica. "Venivamo da una città distrutta e ci trovammo in una città rinascimentale - ha ricordato lo stesso Baselitz in un video messaggio - è stato il periodo più significativo ed entusiasmante della nostra vita".
La retrospettiva, realizzata in collaborazione diretta con lo studio dell'artista e curata da Sergio Risaliti insieme a Daniel Blau, propone ben 170 opere distribuite su tre livelli del museo. La selezione spazia attraverso più di sessanta anni di attività creativa, offrendo una panoramica esaustiva delle diverse tecniche e tematiche che hanno caratterizzato il percorso di Baselitz. Giovanni Bettarini, assessore alla cultura del Comune di Firenze, ha sottolineato come la mostra celebri "non solo la straordinaria carriera di un gigante dell'arte mondiale, ma anche il legame che lo unisce alla nostra città".
Al cuore dell'esposizione si colloca la produzione grafica dell'artista, con particolare attenzione alle grandi linoleografie realizzate tra la fine degli anni Settanta e l'inizio del nuovo millennio. Queste opere affrontano tematiche ricorrenti come il corpo umano e l'eros, svelando la sensibilità del maestro nei confronti della figura umana. Completano il percorso espositivo sculture di rilievo, tra cui "Pace Peace" del 2004, realizzata in dialogo con il capolavoro michelangiolesco del David, e "1965", creata nel 2024 e mai presentata al pubblico fino a oggi.
Al primo piano trovano spazio le xilografie e le linoleografie di diversi formati insieme a dipinti significativi, inclusi i celebri Eroi degli anni Sessanta. In questa serie, figure monumentali si stagliano davanti a paesaggi devastati, metafore potenti di un mondo ferito e dilaniato. Non manca una sezione dedicata alla serie dei Remix, iniziata nel 2005 come reinterpretazione consapevole di opere dal passato.
Un elemento distintivo e ricorrente nell'opera di Baselitz è il suo caratteristico capovolgimento delle figure, un principio strutturale che rappresenta il rifiuto dell'artista di conformarsi a schemi prestabiliti. Baselitz, infatti, ha sempre mantenuto una posizione di indipendenza radicale, rifiutando di aderire a movimenti, gruppi e correnti artistiche, e alternando con libertà le diverse tecniche espressive. Questa autonomia intellettuale è diventata il marchio di fabbrica di un artista che ha saputo tracciare un percorso completamente proprio nel panorama dell'arte contemporanea.