Giuseppe Tornatore ha condiviso con il pubblico del Teatro Petruzzelli di Bari una serie di riflessioni personali sulla sua lunga carriera nel corso di un incontro con il critico Paolo Meneghetti, organizzato nella quarta giornata del Bif&st - Bari International Film&TV Festival 2026, subito dopo la proiezione del suo film «La migliore offerta». Il regista siciliano ha ripercorso le origini della sua passione per l'immagine, rivelando un dettaglio affascinante della sua infanzia: «Già da bambino giravo con una macchina fotografica cercando soggetti da immortalare, ma la timidezza mi spingeva a fotografare le persone solo da dietro, perché temevo venissi scoperto. Per me rappresentava la libertà assoluta, senza bisogno di convincere nessuno, nemmeno quando fotografavo anziani che ritiravano la pensione».

Parlando del suo metodo di lavoro con gli attori, Tornatore ha spiegato di non avere mai avuto interpreti feticcio, preferendo invece mantenere un approccio democratico nei confronti dei protagonisti. «Poiché soffro del complesso dell'opera prima, tratto ogni nuovo film come se fosse il mio debutto», ha dichiarato. «Consegno sempre il copione agli attori senza rivelare in anticipo quale ruolo dovranno interpretare. Se non capisce qual è il suo personaggio, è un cattivo segno. Se invece dice 'sembra scritto per me', allora va bene». Ha ricordato anche gli esordi da proiezionista a quattordici anni, quando dovette affrontare una copia logora di «Un dollaro d'onore» (1959) di Howard Hawks con John Wayne e Dean Martin, un'esperienza che lo terrorizzò ma che fortunatamente andò a buon fine.

Riguardo ai casting, Tornatore ha svelato curiosità su «L'uomo delle stelle». Aveva inizialmente pensato a Teo Teocoli per il ruolo dell'americano truffaldino sbarcato in Sicilia, trovandolo sia divertente che dotato di profondità artistica, ma il produttore Cecchi Gori si oppose. La prima scelta era stata in realtà Joe Pesci, ma impegnato in altre riprese, così la parte finì a Sergio Castellitto.

Sul proprio bilancio professionale, il cineasta ha manifestato una sostanziale soddisfazione: «Sono convinto di aver realizzato solo i film che desideravo, compresi quelli meno fortunati al botteghino e quelli che non hanno funzionato come speravo. Non tornerei indietro su nessuna delle mie pellicole». Tuttavia, rimangono due progetti incompiuti che lo tormentano. «Leningrada» è un film che ha scritto e riscritto per oltre trent'anni, ma i costi di produzione risultavano sempre proibitivi, finché non ha rinunciato. «Il sognatore indiscreto», invece, rappresenta un caso diverso: «Era concepito per essere visto direttamente, non scritto. Oggi penso che con le tecnologie attuali, magari l'intelligenza artificiale, avrei potuto realizzarlo e forse il pubblico lo avrebbe almeno compreso, anche se comunque non l'avrebbe apprezzato». Ciononostante, Tornatore guarda con ottimismo al presente: sta preparando un nuovo progetto, come ha anticipato prima che l'intervista venisse interrotta.