A pochi anni dalla morte di Michela Murgia, la sua vasta eredità digitale viene finalmente preservata in un luogo sicuro e accessibile a chiunque. Il curatore dell'opera e membro della famiglia Alessandro Giammei ha annunciato il lancio di Zephorum, una piattaforma web indipendente che raccoglie sistematicamente tutti i post, le immagini e i video che la scrittrice ha condiviso pubblicamente sui principali social media nel corso degli anni.
L'iniziativa rappresenta un'applicazione concreta del diritto all'eredità digitale, una tutela garantita ai cittadini europei ma ancora poco utilizzata nella pratica. Il progetto è stato realizzato grazie al supporto tecnico e legale di Zephorum, una startup innovativa con base in Sardegna e gestione femminile, tra le poche realtà italiane a eccellere nel settore della tecnologia digitale. La nuova pagina, accessibile all'indirizzo www.michelamurgia.zephorum.com, permette di consultare in modo ordinato e razionale il materiale che la piattaforma ha estratto dai profili Instagram, Facebook e YouTube della scrittrice, attraverso ricerche per data, ordine cronologico e parole chiave, liberandosi così dalla confusione deliberata creata dagli algoritmi commerciali.
Michela Murgia era una figura pionerica nel panorama digitale italiano: il suo esordio letterario è nato da un blog personale, ha utilizzato Facebook per lanciare uno dei suoi romanzi tra i primi in Italia a farlo, e ha sfruttato i social network per organizzare comunità, rispondere ai critici politici e condividere il suo attivismo su temi cruciali come l'indipendentismo sardo, la lotta al femminicidio e i diritti nella filiera editoriale. Su YouTube aveva tenuto lunghe conversazioni con Chiara Valerio nella serie "Buon Vicinato", mentre su Instagram aveva raggiunto centinaia di migliaia di follower con iniziative come la "Rassegna stampa sessista" e con riflessioni sulla letteratura e sull'attualità, includendo anche il racconto pubblico della propria malattia.
La decisione di creare un archivio autonomo risponde a una preoccupazione concreta: le piattaforme dove Murgia era più attiva mutano continuamente e, secondo la nota degli eredi, peggiorano progressivamente. Oligarchi con agende politiche oscure le acquistano per trasformarle in canali di propaganda, smantellano i sistemi di verifica dei fatti e le mettono a disposizione di governi autoritari. In questo contesto, preservare l'eredità digitale di una voce critica e indipendente come quella di Michela Murgia in uno spazio gestito secondo principi di autonomia e trasparenza rappresenta un atto di resistenza culturale e una scelta consapevole di affidare il suo patrimonio a infrastrutture controllabili e neutrali, al riparo dalle manipolazioni algoritmiche e dalle scelte commerciali delle big tech.