Viktor Orban ha lanciato un ultimatum all'Ucraina, promettendo di ridurre progressivamente l'erogazione di gas verso Kiev fino a quando la nazione non garantirà all'Ungheria l'approvvigionamento di greggio russo tramite l'oleodotto Druzhba. L'annuncio, diffuso tramite un video pubblicato sui social media, rappresenta un'ulteriore escalation nelle tensioni tra Budapest e il governo ucraino, già in rotta di collisione su questioni energetiche e politiche più ampie.

Secondo le dichiarazioni di Orban, l'introduzione di "nuove misure" è diventata indispensabile per interrompere quello che il leader ungherese descrive come un blocco del petrolio e per salvaguardare la stabilità energetica del paese. La situazione è emersa dopo che sia l'Ungheria che la Slovacchia—entrambe eccezioni all'interno dell'Unione Europea per aver mantenuto legami con Mosca—hanno puntato il dito contro Kiev, accusandola di aver interrotto i flussi attraverso il condotto Druzhba, infrastruttura cruciale per le loro raffinerie.

Kiev contesta le accuse affermando che l'oleodotto è stato danneggiato a fine gennaio da un attacco con droni di origine russa e che sta operando per ripristinarlo nel più breve tempo possibile. Nel tentativo di risolvere la crisi, l'Unione Europea ha inviato esperti in Ucraina per valutare le condizioni dell'infrastruttura, mentre Brussels ha offerto supporto tecnico e finanziario per accelerare i lavori. Tuttavia, le stime ucraine indicano che il ritorno alla piena operatività richiederà ancora diverse settimane di lavoro.

Le tensioni si intensificano in un momento particolarmente delicato: Orban, in vista della campagna per la rielezione prevista il prossimo mese, sta mantenendo una linea dura anche di fronte alle pressioni dei vertici europei. Nella scorsa settimana, i leader dell'Ue non hanno infatti ottenuto alcun risultato nel convincere il premier ungherese a ritirare il blocco su un pacchetto di finanziamenti dell'Unione pari a 90 miliardi di euro, destinato al sostegno dell'Ucraina.

I numeri confermano la dipendenza di Kiev dalle forniture ungheresi: nel mese di marzo, i contratti sottoscritti per il gas ammontavano a 180 milioni di metri cubi, rappresentando il 28% della domanda totale. A febbraio la quota era ancora più significativa, con 200 milioni di metri cubi che costituivano il 31% dei consumi. Questa vulnerabilità energetica conferisce a Budapest una leva negoziale considerevole che Orban non esita ad utilizzare per pressare il governo di Zelensky sul delicato dossier petrolifero.