La Galleria Mazzoleni di Milano accoglie una delle personalità più significative dell'arte contemporanea mondiale: Iran do Espírito Santo, artista brasiliano nato a Mococa nel 1963, che porta con sé una ricerca artistica ventennale capace di ribaltare completamente il nostro rapporto con lo spazio e la percezione. L'esposizione intitolata "Tracciare il pensiero. 2002–2025" rappresenta un momento celebrativo per l'istituzione milanese, che aveva già proposto il progetto nella sede torinese e ora lo trasporta nella metropoli lombarda con ulteriori sviluppi.

Ciò che caratterizza profondamente la pratica di do Espírito Santo non è tanto il tentativo di modificare la realtà fisica, bensì di riformulare completamente il concetto mentale che noi sviluppiamo di essa. La mostra si articola attorno a tre pilastri fondamentali della sua ricerca: la manipolazione della luce, il gioco con la scala dimensionale e la dialettica costante tra il pensiero ideale e la sua concretizzazione materiale. Il percorso espositivo accostata opere di diversa natura e provenienza temporale, affiancando creazioni storiche a nuove produzioni, insieme a interventi specifici dello spazio e realizzazioni monumentali.

Tra i lavori più emblematici troviamo "Compasso" e "Metro", entrambi datati 2025 e collocati come prime opere incontrate nello spazio: si tratta di riproduzioni in scala esagerata e quasi umana degli omonimi strumenti di misurazione. Sebbene mantengano tutti i componenti formali per potere funzionare, queste sculture risultano completamente inutilizzabili dal punto di vista pratico, trasformandosi in meditazioni sulla funzionalità e sull'astrazione. Un contrasto affascinante emerge invece con "Senza titolo (Buco della serratura)" del 2002, una scultura in granito che inverte completamente il significato del suo riferimento: dove una serratura è essenzialmente un'apertura attraverso cui guardare, qui il materiale pieno e riflettente restituisce l'esperienza opposta, capovolgendo il ruolo di chi osserva in quello di osservato.

La mostra procede inoltre attraverso la dimensione effimera e immateriale dei dipinti murali, creando un dialogo fecondo tra il transitorio e il permanente. Questa operazione curatoriale consente ai visitatori di immergersi in un universo estetico dove le regole consuete di senso e percezione vengono sistematicamente demolite e ricreate secondo una logica matematica rigorosa ma al contempo radicalmente straniante. Con questa retrospettiva, Milano si afferma ulteriormente come polo di attrazione per la ricerca artistica globale, ospitando una figura che ha profondamente influenzato il dibattito sull'arte contemporanea internazionale negli ultimi due decenni.