Al Bif&st di Bari, Nadia Melliti ha discusso del suo ruolo in «La più piccola», il nuovo film della regista franco-tunisina Hafsia Herzi, che le ha valso il premio come migliore attrice a Cannes. L'opera, in arrivo nelle sale italiane a partire dal 23 aprile grazie a Fandango, rappresenta la terza regia di Herzi, già nota per le sue collaborazioni con il celebre cineasta Abdellatif Kechiche. La pellicola si basa sul romanzo autobiografico omonimo di Fatima Daas, edito in Italia da Fandango Libri.
Nell'interpretazione di Melliti, Fatima è una diciassettenne, la minore di tre sorelle che crescono in una famiglia di tradizioni musulmane con radici algerine. Il film segue il suo percorso di ricerca identitaria mentre frequenta l'università di Parigi, dove studia filosofia. La storia si sviluppa attorno al difficile equilibrio che la giovane protagonista cerca di mantenere tra le preghiere tramandate dalla famiglia e i desideri che emergono dal suo mondo interiore, fino al momento in cui conosce Ji-Na, una compagna coreana che la introduce alla sessualità lesbica.
«Il cinema possiede una forza particolare perché turba il nostro modo di convivere abituale e accettato», ha spiegato Melliti. «I progressi sui diritti riproduttivi delle donne e sulle libertà femminili in generale sono stati favoriti anche da film scomodi e provocatori, esattamente come questo, capaci di superare le barriere culturali». L'attrice ha inoltre riflettuto sulla situazione odierna dell'integrazione tra il mondo islamico e quello occidentale, sottolineando come manchi spesso la disponibilità al dialogo reciproco. «La ricchezza dell'umanità risiede nella possibilità di conoscere stili di vita profondamente differenti», ha affermato, «purché le persone agiscano con rispetto, trovino serenità e vivano senza conflitti interiori».
La ventitreenne, che proviene dal calcio femminile professionistico, ha raccontato la reazione della sua famiglia alla scoperta del progetto. «Erano molto sorpresi perché fino a quel momento mi vedevano solo nei campi sportivi, agli stadi durante le partite», ha raccontato con un sorriso. «Fortunatamente non c'è stato alcun disapprovazione: appartengo a una famiglia che ha sempre valorizzato la libertà di pensiero». Sulla connessione tra i suoi due mondi, ha aggiunto: «Mi sono innamorata del calcio da bambina e ho scoperto che condivide con la recitazione l'aspetto collettivo e la solidarietà di gruppo». Melliti ha confermato di desiderare di coltivare entrambe le passioni, potendo inoltre contare su origini italiane dal lato paterno.