Daniela Santanchè ha ufficialmente abbandonato l'incarico di ministra del Turismo, ponendo termine a una crisi politica che si era intensificata negli ultimi giorni. La decisione arriva dopo che la premier Giorgia Meloni le aveva chiesto esplicitamente di compiere questo passo, una mossa definita dalla stessa presidente del Consiglio come necessaria per ragioni di "sensibilità istituzionale". La ministra aveva annunciato che si sarebbe dimessa solo di fronte a una richiesta pubblica e formale della sua leader di partito, e tale richiesta è effettivamente arrivata ieri sera.

Santanchè è al centro di inchieste giudiziarie condotte dalla procura milanese che la vedono indagata per bancarotta nel contesto del fallimento di Bioera Spa, società di cui aveva ricoperto la carica di presidente, e per una presunta truffa ai danni dell'Inps legata alla sua azienda Visibilia. Nonostante le accuse, nella sua lettera di dimissioni la ministra tiene a precisare che il suo certificato penale rimane "immacolato" e che non esiste nemmeno un rinvio a giudizio per la questione della cassa integrazione. Questa puntualizzazione riflette il suo tentativo di salvaguardare la propria reputazione mentre compie il passo indietro richiestole.

Nella comunicazione indirizzata a Meloni, Santanchè esprime gratitudine per la fiducia riposta in lei durante l'amministrazione del ministero del Turismo, dichiarando di aver svolto il ruolo "al meglio delle proprie possibilità". Allo stesso tempo, sottolinea di aver accettato solo perché la premier aveva formalmente richiesto le dimissioni, volendo far risultare chiaro che non si trattava di una decisione dovuta bensì di un'obbedienza consapevole al capo del suo partito. La ministra evidenzia anche un certo stato di turbamento nel ricevere la comunicazione, spiegando eventuali iniziali resistenze come frutto dell'emozione del momento.

Queste dimissioni si inseriscono in un più ampio movimento di cambiamenti all'interno dell'esecutivo: poco prima aveva già abbandonato i loro incarichi il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del medesimo ministero. I cambiamenti hanno destato l'attenzione dell'opposizione che aveva già calendarizzato una mozione di sfiducia contro la ministra per il 30 marzo, mozione che ora risulterà superflua. La decisione di Santanchè di dimettersi in anticipo evita dunque la procedura formale di voto in Aula, riducendo ulteriormente lo scontro politico sulla questione.

Nella sua lettera, l'ormai ex ministra ribadisce il suo impegno nel mantenere le relazioni personali e istituzionali con Meloni, suggerendo che il valore della loro amicizia personale prevale rispetto alle considerazioni politiche. La dichiarazione che preferisce "pagare i propri conti" personalmente e che attribuisce maggiore importanza al rapporto umano con la premier rappresenta un tentativo di chiudere la vicenda con dignità, pur nella consapevolezza che la permanenza nell'incarico avrebbe rappresentato un costo politico sempre più elevato per il governo.