Daniela Santanchè ha deciso di lasciare l'incarico di ministro del Turismo, scegliendo il passo indietro dopo il sollecito del capo del governo. La notizia arriva in un momento di tensioni interne alla maggioranza e rappresenta un capitolo conclusivo rispetto alle critiche che da mesi circondano la titolare del dicastero. Nonostante la pendenza di una vicenda legata alla gestione della cassa integrazione, la situazione processuale rimane ancora in una fase preliminare, senza condanne né rinvio a giudizio.
La coalizione al governo si è immediatamente mobilizzata per contenere i danni politici dell'accaduto, inquadrando l'uscita dalla giunta come scelta consapevole e rispettosa verso la squadra di governo. Ignazio La Russa, che presiede il Senato, ha parlato di un comportamento ispirato a elevato senso civico, sottolineando come la decisione miri a dissolvere ogni fonte di attrito all'interno di Fratelli d'Italia e dell'intero schieramento di centro-destra. Ha inoltre evidenziato che Santanchè ha assunto questa posizione sebbene non strettamente obbligata dalle circostanze legali.
La leadership di Fratelli d'Italia ha elogiato il contributo della ministra nel rafforzare il settore turistico nazionale, uno dei comparti economicamente più importanti per l'Italia. Lucio Malan, coordinatore senatoriale del partito, ha richiamato i risultati conseguiti durante la sua gestione, riconoscendo che il turismo italiano ha registrato una crescita sostenuta e si è affermato come uno dei pilastri più solidi dell'economia europea. Galeazzo Bignami, capogruppo dei deputati di Fratelli d'Italia, ha reinterpretato le dimissioni come uno strumento per silenziare le critiche ritenute pretestuose e strumentalizzate provenienti dalle opposizioni.
Anche la Lega, alleata di coalizione, ha rilasciato una nota di stima nei confronti di Santanchè, rimarcando il suo attaccamento agli impegni assunti con il governo e la capacità dimostrata nel gestire una struttura ministeriale delicata. L'uscita della ministra segna dunque una soluzione concordata che punta a preservare la coesione interna della maggioranza in un momento di fragilità politica, evitando ulteriori strascichi polemici sull'operato dell'esecutivo.