Il governo messicano non arretra di fronte alle pressioni di Pechino e continua a difendere la scelta di innalzare i dazi sulle merci provenienti dalla Cina. Marcelo Ebrard, titolare del dicastero dell'Economia, ha sottolineato come questi aumenti tariffari rappresentino uno strumento legittimo per contrastare distorsioni di mercato che mettono in ginocchio i produttori locali. La posizione arriva dopo che le autorità cinesi hanno annunciato l'avvio di un'inchiesta sulle politiche doganali adottate da Città del Messico.

Secondo Ebrard, le tariffe non vanno interpretate come un atto ostile nei confronti della Cina, bensì come una risposta concreta a condizioni commerciali inique. Il ministro ha evidenziato come settori cruciali per l'economia messicana—dall'acciaio al tessile, dalle calzature al comparto automotive—subiscano una pressione insostenibile. Un caso emblematico riguarda l'afflusso massiccio di acciaio cinese a prezzi dumping, che mette in difficoltà le acciaierie messicane costrette a competere su numeri impossibili.

Il governo di Città del Messico è convinto che le misure adottate rispettino pienamente la cornice normativa dell'Organizzazione mondiale del commercio. Ebrard ha inoltre sottolineato come il Messico miri a preservare una relazione privilegiata con gli Stati Uniti, specialmente in una fase segnata da crescente protezionismo e incertezze circa la stabilità futura dell'accordo commerciale trilaterale T-Mec che coinvolge Washington, Città del Messico e Ottawa. La strategia messicana, dunque, combina la difesa dagli eccessi competitivi cinesi con il mantenimento di legami stabili con il principale partner commerciale del paese.