La stagione concertistica del Teatro Regio di Parma si arricchisce di uno dei suoi appuntamenti più prestigiosi: il concerto del pianista Grigory Sokolov, previsto per il 7 aprile alle 20.30 e organizzato dalla Società dei Concerti di Parma. A pochi giorni dai suoi 76 anni (li compirà il 18 aprile), l'artista di San Pietroburgo rimane una figura quasi mitica nel panorama musicale internazionale, celebre non solo per il suo talento straordinario ma anche per una scelta di vita controcorrente: dopo il trionfo al Concorso Ciajkovskij del 1966, ha preferito costruire una carriera lontana dai clamori mediatici, privilegiando l'esperienza autentica del concerto dal vivo rispetto a registrazioni discografiche e apparizioni pubbliche.
Il programma pensato per la serata rappresenta un vero e proprio viaggio attraverso tre capolavori che illuminano diversi periodi della storia musicale europea. Sokolov proporrà la Sonata numero 4 (Op. 7) e le Sei bagatelle (Op. 126) di Ludwig van Beethoven, seguite dalla Sonata in si bemolle maggiore D 960 di Franz Schubert. Queste scelte riflettono momenti cruciali della creatività dei due compositori, dalle certezze costruttive alla dissoluzione consapevole delle forme tradizionali.
La Sonata Op. 7 di Beethoven appartiene al suo periodo di massima maturità creativa e combina robustezza compositiva con profondità emotiva: mentre il primo movimento esprime una forza dirompente, il Largo si ritira in una dimensione introspettiva fatta di silenzi pesanti e conflitti interiori. Ben diversa è la natura delle Bagatelle del 1825: questi brevi e autonomi frammenti musicali segnano un punto di rottura con il rigore della forma-sonata classica. Pur mantenendo coesione attraverso un'atmosfera unitaria, costituiscono un ciclo di "piccolezze" che chiudono un'epoca e lanciano lo sguardo verso orizzonti ancora inesplorati.
La Sonata schubertiana conclude il programma con un'opera profondamente diversa dalle precedenti. Composta nei mesi che precedettero la morte del compositore, essa rappresenta un ulteriore evoluzione: conserva la struttura classica ma la svuota dall'interno, trasformandola in veicolo di una sensibilità inedita. I temi si frammentano in tonalità lontane e instabili, creando uno spazio sospeso dove la leggerezza apparente cela una meditazione malinconica e disarmante sulla fragilità dell'esistenza umana.
Per gli amanti della musica sinfonica, l'occasione di ascoltare uno dei più grandi interpreti viventi affrontare questi capolavori rappresenta un evento raro e irripetibile, un'immersione nelle dimensioni più intime e profonde della musica classica.