Una notizia di grande rilievo per la storia dell'arte italiana contemporanea: il Maxxi di Roma ha deciso di integrarsi nel suo patrimonio sei opere significative di Giorgio Griffa, consolidando così il posto occupato dall'artista all'interno del panorama culturale nazionale e internazionale. L'annuncio arriva direttamente dalla Fondazione Giorgio Griffa, costituitasi nel 2023 con l'obiettivo di promuovere e valorizzare l'eredità artistica del maestro piemontese.
Questa acquisizione rappresenta un momento cruciale nel riconoscimento ufficiale del lavoro di Griffa, il cui nome è ormai inscindibile dalle maggiori istituzioni artistiche del nostro paese. Le sue creazioni trovano già spazio presso il Castello di Rivoli, la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Macro di Roma, il Museo del Novecento e le Gallerie d'Italia di Milano, oltre al Mart di Rovereto. Sul fronte internazionale, l'artista è rappresentato presso la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, la Fundación Serralves di Porto e il Mudam di Lussemburgo. Con questa nuova acquisizione, il Maxxi amplia il proprio tessuto culturale aggiungendo un nucleo di lavori che abbraccia più di tre decenni di ricerca creativa.
Le sei tele entrate a far parte della collezione romana rispecchiano i momenti decisivi della parabola artistica di Griffa, disegnando un profilo completo della sua evoluzione. Tre di esse risalgono al celebre ciclo dei Segni Primari, fase cruciale tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, quando l'artista compì la scelta radicale di abbandonare la figurazione tradizionale per abbracciare un linguaggio fatto di segni essenziali e universali, dipingendo su tele non finite: sono Linee orizzontali del 1973, Segni orizzontali del 1975 e Linee orizzontali del 1976. Questi lavori rivelano come Griffa intendesse creare un alfabeto visivo accessibile a chiunque, liberandosi dalle convenzioni artistiche.
Il percorso continua con Arabesco Doppio del 1986, capolavoro che incarna la stagione straordinariamente fertile degli anni Ottanta, quando la ricerca di Griffa si sviluppò con maggiore libertà compositiva. Il Trittico con sette linee risalente al 1999 testimonia invece il suo interesse per il dialogo tra più superfici pittoriche, una ricerca caratteristica dei decenni precedenti. L'ultima opera acquisita, Quaranta tele del 2001, rappresenta un unicum nel catalogo dell'artista per la sua complessità: un'opera che mette in mostra contemporaneamente una molteplicità di segni e cromie, sintetizzando decenni di sperimentazione in un'unica, monumentale composizione.
Con questo gesto, il Maxxi sottolinea l'importanza storica di Griffa nel contesto della pittura italiana del secondo Novecento, riconoscendone il ruolo di figura innovativa che ha saputo coniugare ricerca formale e accessibilità espressiva. L'acquisizione permette ai visitatori del museo romano di seguire un percorso cronologico che chiarisce le evoluzioni del linguaggio pittorico di uno dei maestri più influenti della nostra contemporaneità.