Negli spazi della galleria Gracis a Milano apre oggi una mostra dedicata a Paolo Mussat Sartor, il fotografo torinese nato nel 1947 che ha rappresentato uno dei testimoni privilegiati del movimento dell'Arte Povera. L'esposizione, intitolata "Paolo Mussat Sartor. OBIETTIVO, ARTE POVERA. Un viaggio nell'arte dal 1968", propone una selezione di sessanta fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Settanta e Ottanta, un corpus visivo che testimonia l'effervescenza creativa di Torino durante il periodo d'oro della ricerca artistica contemporanea sotto la direzione di Enzo Sperone.
Mussat Sartor non è stato un semplice documentarista esterno ai fatti, ma un partecipe attivo della scena. La mostra raccoglie una trentina di ritratti dei principali esponenti del movimento poverista: Giovanni Anselmo, Gilberto Zorio, Giuseppe Penone, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Giulio Paolini e Pier Paolo Calzolari. A questi si aggiungono gli scatti di Gino de Dominicis ed Emilio Vedova. I ritratti sono stati catturati sia all'interno degli studi che in esterni, con la naturalezza di chi condivide davvero quella dimensione artistica e intellettuale.
"Cerco di rispettare il soggetto, cerco sempre un dialogo, anche solo mentale, con ciò che fotografo": questa la dichiarazione programmatica di Mussat Sartor, che sintetizza il suo approccio. Non si tratta di fredda cronaca visiva, ma di una ricerca mirata a catturare le "aure" che animano il lavoro creativo di ciascun artista. Ogni fotografia intende rispecchiare l'essenza del processo artistico, andando oltre la mera superficie sensibile per penetrare negli stati d'animo e nella personalità creativa di chi viene ritratto.
La forza di questi scatti risiede nella loro intima vibrazione: nessun ricorso alla spettacolarizzazione, nessuna artificiosità retorica. Ogni immagine è costruita per far emergere la profondità dello sguardo del fotografo su chi osserva, creando un dialogo silenzioso ma intenso tra l'obiettivo e il soggetto. La mostra permette inoltre alle fotografie di dialogare con alcune opere degli artisti rappresentati e con altre immagini documentarie dei viaggi compiuti da Mussat Sartor per visitare mostre e laboratori artistici, offrendo una prospettiva poliedrica su quel capitolo decisivo della storia dell'arte contemporanea italiana.