Un pezzo di storia bellica bresciana torna a vivere con una nuova vocazione. L'antico rifugio antiaereo ubicato in via Odorici 6/B, costruito negli anni Quaranta per proteggere la popolazione dai bombardamenti, ha chiuso i battenti per decenni. Ora lo spazio sotterraneo viene completamente rigenerato e destinato alla promozione dell'arte contemporanea, in un progetto che coniuga memoria storica e sperimentazione creativa.
A gestire questa trasformazione è l'Associazione Culturale Palazzo Monti, che ha vinto la procedura di gara promossa dal Comune di Brescia per l'utilizzo condiviso della struttura. Il progetto, denominato Bunkervik, nasce da una collaborazione che coinvolge anche altre realtà affermante nel panorama artistico cittadino e internazionale: Fertile, un programma di ricerca specializzato in residenze creative, e The Address, la galleria diretta da Riccardo Angossini. Sebbene il bunker sia stato occasionalmente utilizzato nel 2016 per iniziative artistiche, questo rappresenta il primo vero progetto strutturato e di lungo periodo.
L'accordo ha una durata iniziale di 24 mesi, rinnovabile per altri due anni, e prevede l'apertura dello spazio al pubblico per un minimo di cento giornate annuali. Il calendario contempla esposizioni, visite guidate, incontri pubblici e laboratori didattici, con una forte integrazione con il tessuto educativo locale: scuole, università, accademie e associazioni di quartiere potranno accedere al luogo per attività formative e consapevolezza territoriale.
La cornice curatoriale del progetto trae spunto dalla natura originaria del bunker, leggendolo come un manufatto costruito per resistere e preservare. Gli ambienti sotterranei – tra cunicoli, camere blindate, passaggi angusti e pareti grezze – diventano essi stessi uno strumento espositivo in grado di amplificare il dialogo tra l'opera d'arte e il visitatore. La struttura fisica del rifugio amplifica messaggi artistici che indagano i temi della sopravvivenza, della trasformazione materiale e della memoria collettiva.
La programmazione si orienterà verso pratiche artistiche emergenti focalizzate su questioni contemporanee e urgenti: dall'eco-ansia ai processi di estinzione biologica, dal post-umanesimo fino alla rigenerazione e al riuso dei materiali industriali scartati. Un approccio che trasforma il bunker da luogo di protezione dal pericolo a spazio di riflessione critica sui problemi del presente, dove l'arte diventa veicolo di consapevolezza e ricerca.