Arriva nelle sale cinematografiche il 12 marzo "E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare", un documentario che si propone di recuperare dalla memoria storica la figura di una delle più importanti designer e architette del Novecento: l'irlandese Eileen Gray. Per decenni il suo contributo fondamentale al modernismo è stato sottovalutato e spesso attribuito ad altri, come testimonia la vicenda della sua capolavoro abitativo.

Gray fu una vera innovatrice nel campo del design. Alle sue intuizioni geniali si devono creazioni divenute iconiche nel panorama dell'arredamento moderno: l'Adjustable Table, il Brick Screen, la poltrona Bibendum sono solo alcuni esempi del suo fertile ingegno creativo. Una personalità caratterizzata dal desiderio di creare senza l'ossessione del possesso, come rivela la sua celebre affermazione: "Mi piace fare le cose, ma odio possederle".

Il fulcro della narrazione documentaristica è la villa E.1027, realizzata in Costa Azzurra tra il 1926 e il 1929 con Jean Badovici, intellettuale francese e suo compagno di vita, fondatore della rivista L'Architecture Vivante. La dimora rappresentava per Gray molto più che un progetto: era il compimento di un sogno condiviso, una riflessione architettonica di sé medesimi in ogni dettaglio costruttivo e decorativo. Una volta conclusa la relazione sentimentale, Gray abbandonò volontariamente la proprietà per voltare pagina, un gesto di distacco consapevole da ciò che era stato.

Pochi anni dopo, la villa divenne oggetto di interesse crescente negli ambienti architettonici dell'epoca. Tra i suoi ammiratori più assidui vi fu Le Corbusier, personalità che riuscì a guadagnarsi la fiducia di Badovici. Sfruttando questa relazione, il celebre progettista intervenne direttamente sulla proprietà, ricoprendo le pareti con dieci murali personalmente realizzati. Gli scatti dell'epoca lo immortalano perfino completamente nudo mentre dipingeva, immagini che divennero emblematiche del suo lavoro sulla villa. Nel clima culturale del tempo, however, non soltanto i murali ma l'intera paternità del progetto iniziò a essere attribuita a Le Corbusier, relegando Gray nell'ombra dell'oblio.

Il documentario si propone dunque come un atto di giustizia storiografica, mirante a ripristinare la verità su una figura cruciale del modernismo internazionale e a evidenziare come il contributo femminile all'architettura moderna sia stato sistematicamente marginalizzato. Una storia che intrecciaaspetti amorosi, ambizioni creative e discriminazione di genere, mettendo definitivamente in luce il genio di colei che ha plasmato il gusto estetico di un'intera epoca.