La partecipazione della Federazione Russa alla prossima edizione della Biennale di Venezia continua a generare tensioni diplomatiche. Dopo la posizione già assunta dall'esecutivo italiano, che ha confermato la presenza della delegazione moscovita, arriva adesso la dura reazione ufficiale di Kiev. La ministra della Cultura Tetyana Berezhna, che ricopre anche il ruolo di commissaria del padiglione ucraino, e il ministro degli Esteri Andrii Sybiha hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta di protesta contro una scelta che ritengono inaccettabile dal punto di vista etico e politico.
Nella comunicazione indirizzata agli organizzatori veneziani, il governo ucraino sostiene che una manifestazione di portata mondiale come la Biennale non debba trasformarsi in uno strumento di legittimazione per un Paese accusato di violazioni sistematiche del diritto internazionale. La nota ricorda che dal 2014 il territorio ucraino ha subito una devastazione metodica di siti culturali, con la distruzione di musei, archivi storici, edifici religiosi e monumenti di rilevanza internazionale. Secondo Kiev, questi atti rappresentano violazioni chiare della Convenzione dell'Aja del 1954, il trattato internazionale che disciplina la protezione dei beni culturali durante i conflitti armati.
La questione acquisisce ulteriore complessità considerando che l'annientamento del patrimonio artistico ucraino non ha inizio soltanto con l'invasione del febbraio 2022, bensì affonda le radici negli anni precedenti, sin dall'occupazione della Crimea e del Donbass. Il governo ucraino interpreta dunque la scelta di Venezia come un segnale potenzialmente controproducente, capace di offuscare la gravità di una guerra che continua a colpire anche la dimensione culturale e identitaria di una nazione.
La Biennale rimane uno dei palcoscenici più prestigiosi del panorama artistico globale, e proprio questo elevato profilo internazionale rende la controversia ancora più accesa. Per Kiev non si tratta meramente di una questione legata alle rappresentazioni artistiche, ma di una scelta che tocca principi fondamentali riguardanti la responsabilità etica delle istituzioni culturali nel contesto di un conflitto ancora in corso. La manifestazione veneziana, programmata per l'apertura a maggio 2026, si ritrova così al centro di una disputa che va ben oltre il tradizionale dibattito sul ruolo della politica nell'arte.