Sorpresa, commozione e una sottile inquietudine: sono i sentimenti che lasciano gli spettatori dopo aver assistito a "Abracadabra", lo spettacolo in scena ieri sera all'Hangar Teatri di Milano. La Babilonia Teatri propone una riscrittura radicale del genere magico, dove i trucchi dell'illusionista convivono con momenti di vera vulnerabilità emotiva, creando un'esperienza che sfida le categorie tradizionali di intrattenimento e riflessione.

Protagondista dello spettacolo è Francesco Scimemi, mago che il pubblico conosce per il suo registro comico e leggero. Questa volta, però, l'attore si presenta nella doppia veste di performer e testimone di un dolore personale. Accanto a lui, l'attrice e contorsionista Valeria Raimondi, mentre Enrico Castellani ed Emanuela Villagrossi completano il cast. Durante la rappresentazione vengono letti referti medici autentici che documentano l'evoluzione di una malattia oncologica: i dettagli clinici della donna che ha condiviso la vita con Scimemi, identificata solo con l'iniziale F. Questo passaggio segna il momento in cui lo spettacolo abbandona completamente il registro della finzione convenzionale.

Mentre i documenti ospedalieri vengono pronunciati, Scimemi rimane in scena eseguendo una prova di magia apparentemente ordinaria: stacca pezzi di carta che miracolosamente si ricostituiscono integri fra le dita. Ma le lacrime che scorrono sul suo volto non appartengono al personaggio - sono il pianto reale di chi ha perso una compagna. Il contrasto tra il gesto illusionista e l'emozione genuina crea un corto circuito emozionale nello spettatore, impossibile da ignorare. Scimemi procede poi a leggere le coordinate di una stella che ha fatto registrare a nome della donna scomparsa: un gesto di amore celebrato nella dimensione cosmica.

La genialità del progetto risiede proprio in questa contaminazione deliberata tra realtà e artificio, tra sincerità e messinscena. Quando tutti gli attori si lasciano andare a crisi di pianto eccessivamente teatrale, innaffiando la scena di lacrime clownescamente amplificate, il pubblico ride per l'eccesso consapevole, ma contemporaneamente gela nel riconoscere che quelle manifestazioni iperbole nascondono un lutto concreto e non rappresentato. La distinzione tra uomo e personaggio, tra atto magico e atto di memoria, diviene completamente sfumata.

A coronamento della serata, viene aperta una busta precedentemente appesa in alto sul palco sin dall'inizio della rappresentazione. All'interno numeri e nomi pronunciati casualmente dal pubblico durante lo spettacolo: un colpo di magia classica che chiude perfettamente il cerchio tra il meraviglioso e il prevedibile, tra l'inganno consapevole e la realtà condivisa. "Abracadabra" proseguirà con repliche al Teatro India di Roma dal 18 al 22 marzo, offrendo a ulteriori platee l'opportunità di sperimentare questa inusuale fusione tra il mondo dell'illusionismo e la vulnerabilità umana.