Dopo il trionfo ai Grammy Awards di quest'anno con la sua interpretazione delle Variazioni Goldberg, Víkingur Ólafsson torna nella capitale per una serata che promette di essere tra gli appuntamenti imprescindibili della stagione musicale romana. Il musicista islandese sarà ospite della Stagione di Musica da Camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia l'11 marzo alle 20.30 presso l'Auditorium Parco della Musica con il suo ormai celebre progetto Opus 109, che ha già dimostrato di possedere tutti i ingredienti per diventare un capolavoro discografico e concertistico.

Il cuore del programma ruota intorno alla Sonata numero 30 op. 109 di Beethoven, ma Ólafsson ha costruito tutt'altro che una semplice rassegna di composizioni. Si tratta piuttosto di un percorso affascinante che traccia le linee evolutive della musica pianistica, mostrando come tre grandi maestri si collegano virtualmente attraverso i secoli. Bach, artista al quale il pianista ha dedicato gran parte della propria ricerca artistica, comparirà con il Preludio in mi maggiore BWV 854 e la Partita sesta, mentre Schubert sarà rappresentato dai due movimenti iniziali della Sonata D 566. Prima di giungere al capolavoro beethoveniano finale, il pubblico ascolterà anche la Sonata op. 90 dello stesso Beethoven.

Questo programma non è una novità assoluta: Ólafsson lo ha già portato in tournée nei principali teatri europei e nordamericani, riscuotendo consensi unanimi e confermando ulteriormente il suo status di interprete di eccezionale caratura internazionale. Il riconoscimento del Grammy rappresenta solo l'ultimo, per quanto significativo, di una lunga serie di premi che include la Medaglia d'Oro della Royal Philharmonic Society e il prestigioso titolo di Artista dell'Anno assegnato dalla rivista specializzata Gramophone.

L'artista islandese è divenuto negli ultimi anni una figura di riferimento nel panorama pianistico mondiale, apprezzato tanto dalla critica specializzata quanto dal pubblico per la sua capacità di coniugare il rigore interpretativo con una visione moderna e personale del repertorio classico. La sua scelta di proporre Opus 109 come struttura narrativa capace di raccontare l'evoluzione della forma sonata rappresenta un approccio affascinante che va oltre la semplice esecuzione musicale, trasformando il concerto in un'esperienza consapevole e profonda.