Walter Croce ha deciso di raccontare se stesso senza filtri. Il produttore televisivo nato nel 1953, che per vent'anni ha monopolizzato il sabato sera italiano lavorando a stretto contatto con Pippo Baudo (scomparso il 16 agosto), ha presentato la sua autobiografia intitolata "Per quattro piante di marijuana" al Circolo della Stampa di Roma. Nel libro emerge il ritratto di un uomo che ha conosciuto il massimo splendore della grande televisione dai Settanta fino al Duemila, ma anche la fragilità di quel mondo dorato.
Croce ha costruito la sua fortuna professionale e personale insieme a Baudo: dal 1980 al 2000 i due hanno creato una serie di trasmissioni di grande successo, fino al punto che il produttore ha deciso di lasciare l'azienda per diventare l'unico creatore di contenuti per il celebre conduttore. Le loro vite erano profondamente intrecciate: la moglie di Croce lavorava come costumista per Baudo, che a sua volta ha fatto da testimone al loro matrimonio. Una simbiosi tale da rendere impossibile distinguere dove finisse la dimensione privata e iniziasse quella professionale.
Ma quella che sembrava una carriera inattaccabile ha subito una brusca frattura. L'arrivo di Mediaset cambiò radicalmente il panorama televisivo italiano, e il settore delle sponsorizzazioni divenne, secondo Croce, un terreno senza regole. Mentre in precedenza erano i produttori a corteggiare gli sponsor, incassando cifre vertiginose e transitando da una rete all'altra con compensi astronomici, il nuovo assetto portò una drastica contrazione dei guadagni. Poi arrivarono la malattia e lo scandalo legato alle telepromozioni: accuse pesanti che, sebbene mai sfociate in processo, segnarono una linea di demarcazione nella sua esistenza.
"In quel momento ho capito l'immoralità di tutto ciò che stava accadendo intorno a me", ha spiegato Croce. Quella che un tempo gli era sembrata una bolla di lusso e successo gli apparve improvvisamente come un'associazione criminale travestita da intrattenimento. La presa di coscienza, accelerata anche dalla malattia, lo spinge a staccarsi gradualmente da quel mondo. Ha scelto di trasferirsi a New York, di cambiare completamente mestiere e di recuperare la propria identità artistica, quella che aveva sacrificato sull'altare del successo commerciale.
Oggi, a 73 anni, Croce ha costruito una seconda vita radicalmente diversa. Lavora come sceneggiatore, sta per vedere il debutto di un suo film, mantiene una rigorosa disciplina fisica. La vergogna per come aveva dilapidato i guadagni, deluso la moglie e i figli, lo ha spinto verso una forma di redenzione. Il suo messaggio ai giovani è perentorio: "Non lasciatevi abbagliare da strade troppo facili. Arrivate per primi e restate fino alla fine". Un insegnamento amaro, ma sincero, di chi ha toccato l'apice della vanità e ha deciso di cercare il valore altrove.