Arriva nelle sale italiane via HBO un'opera documentaristica che promette di scuotere le coscienze: "The Alabama Solution", regia di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman, è tra i candidati alla 98ª edizione dei premi Oscar. Il progetto rappresenta una delle indagini più crude sulla realtà carceraria statunitense mai portate sullo schermo, secondo quanto ha dichiarato Matt Brennan del Los Angeles Times, che la definisce "una delle rappresentazioni più scioccanti e dirette del nostro sistema penitenziario mai realizzate, in grado di suscitare l'indignazione dell'intera nazione".
La genesi del documentario risale al 2019, quando i due registi si recarono presso il carcere di Easterling in Alabama per riprendere una riunione di preghiera. Fu lì che alcuni detenuti, avvicinatili di nascosto, iniziarono a rivelare un quadro agghiacciante: torture, ferite da arma bianca mai denunciate e violenze sistematiche. Questo primo contatto ha innescato un'inchiesta durata sei anni, con una particolarità straordinaria: i protagonisti della documentazione sono stati i carcerati stessi, che hanno utilizzato telefoni cellulari clandestini per registrare le condizioni in cui vivono e comunicare direttamente con i registi.
Il materiale acquisito mostra scenari desolanti: celle allagate da acqua sporca, episodi ricorrenti di violenza da parte del personale penitenziario e strutture igieniche degradate. Tra le sequenze più toccanti, quella che documenta la morte di Steven Davis, detenuto ucciso dai secondini durante un pestaggio, un'immagine che evoca il caso di Stefano Cucchi e che diventa il cuore emotivo della narrazione attraverso la testimonianza della madre, Sandy Ray, nel suo percorso verso la ricerca di giustizia.
Il documentario dà spazio anche alle figure di Robert Earl Council e Melvin Ray, promotori del movimento "Free Alabama Movement" e organizzatori di resistenze organizzate all'interno delle strutture penitenziarie. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha visto l'anteprima e ha rilasciato una dichiarazione toccante: "Quando accade quello che è capitato a me o a Sandy, hai due strade: diventare amaro e isolarti, oppure trovare dentro di te la capacità di trasformare quel dolore in una forza positiva. È chiaro che le battaglie non si vincono da soli". Charlotte Kaufman, la coregista, ha aggiunto: "È profondamente difficile assistere a questa crescente voglia di brutalità spacciata per politiche sull'immigrazione. Tutto ciò potrebbe creare confusione, ma la verità è che questi approcci sono stati sviluppati, affinati e collaudati dentro il nostro sistema carcerario".
La risposta della critica è stata quasi unanime. Su Rotten Tomatoes, il film ha raggiunto il 100% di gradimento critico su ventisette recensioni, mentre su Metacritic ha ottenuto 90 punti su 100 dai suoi valutatori. Owen Gleiberman di Variety lo ha elogiato come "una delle più potenti rivelazioni dell'inumanità che caratterizza il sistema penitenziario americano".