Una figura centrale della storia editoriale italiana si è spenta oggi: Umberto Allemandi ha raggiunto il termine della sua vita proprio nel giorno in cui compiva ottantotto anni. La scomparsa segna la fine di un'era per il settore dell'editoria specializzata, visto che dietro il suo nome si celano sia una prestigiosa casa editrice che una delle più importanti pubblicazioni dedicate all'arte nel nostro Paese.
Fondatore della rivista Il Giornale dell'Arte nel 1983, Allemandi ne ha mantenuto la direzione per oltre quarant'anni, imprimendo al progetto una visione e una qualità che lo resero rapidamente imprescindibile. La testata, nata quando il panorama informativo culturale italiano era decisamente più frammentato, rappresentò una vera innovazione nel modo in cui il Paese raccontava, analizzava e promuoveva l'arte e la cultura visiva.
Sotto il suo comando editoriale, la rivista divenne una lettura obbligatoria per quanti operavano professionalmente nel campo: storici dell'arte, curatori di musei, responsabili di gallerie, collezionisti privati, antiquari e studenti trovavano nella pubblicazione uno strumento indispensabile per stare al passo con dibattiti, scoperte e tendenze. Il Giornale dell'Arte si qualificò così come voce autorevole, riferimento critico e crocevia di una comunità culturale sempre più vasta.
La carriera di Allemandi coincide praticamente con l'evoluzione stessa dell'editoria d'arte italiana degli ultimi quatto decenni. Le scelte editoriali e redazionali che ha compiuto nel corso della sua lunga direzione hanno infatti tracciato una rotta che influenzò significativamente il modo in cui il mondo artistico italiano communica con il pubblico, dalla ricerca accademica ai collezionisti, dalle istituzioni pubbliche agli operatori commerciali.