Umberto Allemandi, figura centrale dell'editoria culturale italiana, si è spento proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 88 anni. L'editore torinese ha lasciato un'eredità significativa nel panorama informativo dedicato all'arte, avendo fondato e diretto per oltre quarant'anni Il Giornale dell'Arte, testata che ha profondamente modificato il linguaggio e l'approccio nel raccontare il mondo artistico contemporaneo trasformando la semplice cronaca culturale in dibattito internazionale.
La carriera di Allemandi ebbe inizio tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, quando collaborò con la rivista teatrale Il Dramma e successivamente lavorò come copywriter presso l'agenzia pubblicitaria Armando Testa. Il vero ingresso nel settore editoriale avvenne quando si unì alla Giulio Bolaffi Editore, dove rimase per due decenni contribuendo a trasformare quella che era tradizionalmente una casa editrice specializzata in filatelia in un polo sempre più importante per le pubblicazioni artistiche. In seguito, con l'acquisizione da parte di Giorgio Mondadori & Associati, assunse il ruolo di direttore.
Attraverso Il Giornale dell'Arte, Allemandi ha creato uno strumento di informazione innovativo che ha saputo tracciare il polso del sistema dell'arte italiano e internazionale, mantenendo una direzione editoriale coerente e autorevole per decenni. La sua visione ha influenzato generazioni di operatori culturali, collezionisti e appassionati d'arte. Nel 2024, ha scelto di cedere la casa editrice, passando il testimone dopo una stagione professionale straordinariamente longeva e proficua nel settore dell'editoria specializzata.