Una performance musicale realizzata in mare aperto a dicembre scorso si trasforma in un'installazione multimediale che occupa uno dei luoghi più significativi di Firenze. Nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, fino al 29 marzo, il pubblico potrà visitare "Rotta", l'opera site-specific dell'artista Giuseppe Lo Schiavo, nato a Pizzo nel 1986. La mostra è stata ideata dalla curatrice Serena Tabacchi e promossa dai Musei Civici Fiorentini con il patrocinio dell'amministrazione comunale e il sostegno della Fondazione MUS.E.
Il progetto prende le mosse da un evento straordinario avvenuto il 10 dicembre 2025: a otto miglia dalla costa calabrese, la Banda di Pizzo Calabro ha eseguito due requiem e due composizioni contemporanee, realizzate appositamente per l'occasione in collaborazione tra Lo Schiavo e il compositore Marco Guazzone. Quella performance in mare, documentata con sette telecamere e trentadue microfoni, costituisce il nucleo dell'allestimento fiorentino. Le immagini video si combinano con un paesaggio sonoro avvolgente e con sculture in bronzo a grandezza naturale raffiguranti delfini, animali che sono effettivamente comparsi durante le riprese. Al centro dell'esperienza spaziale si colloca un gesto simbolico carico di significato: l'artista affida all'acqua una replica in gesso di un'opera scultorea antica.
Tramite questa installazione immersiva, Lo Schiavo intende aprire una conversazione profonda sul valore del patrimonio culturale e sulla perdita, soprattutto quando questa riguarda vite umane. La scelta di allestire il lavoro proprio nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio non è casuale: lo spazio, storicamente destinato alla custodia di armi e all'addestramento militare, conserva una memoria legata al conflitto e all'esercizio della violenza. Oggi accoglie invece un'opera che invita alla riflessione e al silenzio contemplativo.
Come spiega la curatrice Serena Tabacchi, il progetto affonda le radici in un vissuto personale che si dilata fino a una prospettiva collettiva. Lo Schiavo è cresciuto in Calabria, in una regione dove il mare rappresenta contemporaneamente lo spazio turistico e la linea di confine attraversata dai migranti, dalle cui acque emergono regolarmente corpi e storie rimaste incompiute. La questione tocca anche la sfera familiare dell'artista: suo fratello lavora nella Guardia Costiera ed è coinvolto nelle operazioni di soccorso su quelle medesime coste. L'urgenza del messaggio emerge dalle cifre: fra il primo gennaio e il dieci febbraio 2026 il Mediterraneo ha registrato 524 morti e dispersi.
Mettendo in dialogo il passato con il presente, "Rotta" restituisce dignità e volto a esistenze che nella cronaca contemporanea rischiano di ridursi a semplici statistiche. L'installazione propone ai visitatori un'esperienza sensoriale che non elide la tragedia, ma la pone al centro di una riflessione estetica e civile sul significato della frontiera, sulle responsabilità collettive e sulla memoria di coloro che il Mediterraneo continua a inghiottire.