Alessandro Giuli, Ministro della Cultura italiano, ha affrontato il tema della libertà artistica durante la presentazione del padiglione nazionale alla Biennale, tracciando una linea netta tra l'arte genuina e quella strumentalizzata dai regimi autoritari. Secondo il ministro, quando uno Stato autocratico sceglie e promuove l'arte, questa perde automaticamente la sua libertà intrinseca, poiché viene asservita agli interessi del potere piuttosto che all'espressione autentica dell'artista.
Giuli ha definito come veramente libera solo l'arte dissidente che si oppone agli assolutismi politici. In questa prospettiva, ha spiegato, la sola forma di creazione artistica legittima all'interno di un'autocrazia è quella che sfida e contrasta lo stesso sistema che la circonda, rappresentando così una forma di resistenza culturale e civile.
Il ministro ha collegato questa riflessione al contesto geopolitico contemporaneo, riferendosi alla popolazione ucraina e alla devastazione causata dall'invasione russa che prosegue da oltre quattro anni. Ha sottolineato come il popolo ucraino veda quotidianamente calpestati non solo la propria libertà di espressione, ma anche i diritti umani fondamentali, colpiti dagli attacchi militari che continuano a distruggere infrastrutture e vite civili.
Secondo Giuli, la condizione necessaria affinché l'arte possa esprimersi pienamente è l'esistenza di un governo democratico e libero, che garantisca ai creativi lo spazio per operare senza censure o imposizioni ideologiche. Solo in questi contesti, ha concluso il ministro, è possibile quella libertà espressiva che rappresenta il valore fondamentale della creazione artistica contemporanea.