Uno dei brani più celebri della storia della musica torna in scena in una veste completamente nuova. Il 11 marzo il Teatro Valli di Reggio Emilia ospiterà 'Il Cimento dell'Armonia e dell'Inventione', uno spettacolo di danza che reinterpreta le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi attraverso una prospettiva contemporanea e innovativa. Il progetto vede la collaborazione tra la coreografa belga Anne Teresa De Keersmaeker e il danzatore e coreografo Radouan Mriziga, che unite da una visione artistica condivisa hanno deciso di affrontare questo capolavoro barocco con uno sguardo radicalmente nuovo.

A fornire la colonna sonora è la violinista Amandine Beyer con il suo ensemble Gli Incogniti, utilizzando un'incisione storica dei concerti vivaldiani. Beyer, che da tempo collabora con la compagnia Rosas, accompagnerà in scena i quattro interpreti - Boštjan Antončič, Nassim Baddag, Lav Crnčević e José Paulo dos Santos - in un viaggio coreografico che non si limita a illustrare musicalità e strutture compositive, bensì crea un dialogo originale tra suono e movimento.

Ciò che rende particolarmente significativo questo progetto è l'approccio tematico che De Keersmaeker e Mriziga propongono. I due artisti, che avevano già collaborato nel 2020 con il lavoro '3ird5 @ w9rk', condividono un interesse profondo per l'osservazione della natura, la geometria e l'astrazione del corpo umano. Tuttavia, accanto a questi elementi ricercati, emerge anche una riflessione più urgente e contemporanea: quella sulla crisi climatica e sulla modificazione dei cicli naturali. Gli autori si interrogano con provocazione sulla persistenza effettiva delle quattro stagioni nel nostro presente.

La reinterpretazione acquisisce inoltre una dimensione storica e geografica consapevole. Vivaldi scrisse questi concerti trecento anni fa nel contesto del Mediterraneo, uno spazio geografico crocevia di culture, saperi e poteri differenti. La riscrittura coreografica diventa così occasione per riflettere anche su questi flussi storici e culturali, trasformando la Quattro Stagioni in metafora di circolarità e contaminazione.

Lo spettacolo si propone di estrarre il nucleo essenziale della composizione vivaldiana, disvelando le emozioni e le associazioni che essa naturalmente evoca, per offrire un corrispettivo corporeo che sia contrappunto e non mero specchio. La danza sottolinea come in quest'opera risieda qualcosa di profondamente contemplativo e necessario al nostro tempo. Un invito a tornare all'ascolto consapevole e all'osservazione della natura, declinati attraverso il linguaggio contemporaneo del movimento.