Martedì 17 marzo la Cappella Sansevero di Napoli trasforma il suo spazio in un museo inclusivo dove la disabilità visiva non è più un ostacolo ma l'occasione per una scoperta autentica. Ottanta persone cieche e ipovedenti vivranno un'esperienza unica: potranno toccare con mano il celeberrimo Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, il capolavoro che affascina quotidianamente circa duemila visitatori grazie al velo marmoreo che ricopre il corpo del Cristo con una maestria ancora oggi inspiegabile. Accanto a loro, guide non vedenti - appositamente formate in questi giorni - trasmetteranno la loro conoscenza sensoriale e la loro prospettiva privilegiata nel decodificare le opere attraverso il tatto.

Chiara Locovardi, una delle accompagnatrici, descrive l'impatto dell'esperienza come travolgente: "Il velo che avvolge il Cristo è straordinario. Quando lo tocchi, senti le vene che pulsano sotto il drappo, avverti ogni dettaglio. È un'opera che va compresa con le mani, non solo con gli occhi". Per lei, il compito delle guide è trasmettere ai visitatori non solo cosa rappresenta l'opera, ma come essa si rivela quando la si esplora in profondità, scoprendo particolarità invisibili persino a chi vede.

La presidente del museo, Maria Alessandra Masucci, ha sottolineato che l'accessibilità non è un'eccezione ma una risposta alle necessità diverse di ogni visitatore. Sarà distribuito materiale in braille e le guide hanno studiato meticolosamente ogni capolavoro della cappella, dai bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno al Cristo Velato stesso. "Sappiamo che la diversità è normalità", afferma Masucci, indicando una visione moderna di inclusione culturale.

Giuseppe Ambrosino, presidente dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti a Napoli, vede in questa iniziativa un passo decisivo verso l'uguaglianza nella fruizione artistica. "Poter toccare direttamente un'opera d'arte, vivere la tridimensionalità che il tatto permette, significa accedere a ciò che lo scultore stesso immaginava nel momento della creazione". Ha auspicato che questa visita si ripeta regolarmente, una richiesta alla quale il museo sta già riflettendo per calendarizzare un appuntamento annuale.

Roberta Meomartini, esperta di percorsi tattili, ha illustrato la metodologia utilizzata: ogni visitatore avrà una guida personale che lo supporterà nell'esplorazione attraverso tecniche precise, partendo dall'orientamento spaziale fino all'esplorazione manuale vera e propria, con la libertà di utilizzare una o entrambe le mani secondo le preferenze individuali. Un approccio che trasforma il museo da spazio visivo a spazio sensoriale completo, dove il patrimonio storico-artistico diventa veramente accessibile a tutti.