Questa sera, martedì 10 marzo, il primo canale della Rai trasmette «Le libere donne», una produzione che affonda le radici in uno dei capitoli più bui e frequentemente ignorati della storia medica italiana. La miniserie, realizzata da Rai Fiction in collaborazione con Endemol Shine Italy e diretta da Michele Soavi, si compone di sei puntate distribuite su tre serate. Gli spettatori che preferissero seguire la storia in modalità streaming potranno accedere ai contenuti attraverso la piattaforma RaiPlay.

Al centro della narrazione figura Mario Tobino, giovane medico specializzato in psichiatria con sensibilità progressista, interpretato da Lino Guanciale. La trama si sviluppa nella Toscana degli anni Quaranta, all'interno della struttura psichiatrica femminile di Maggiano. Qui Tobino si confronta quotidianamente con un sistema sanitario ancora ancorato a metodologie brutali: dalle camicie di forza agli immersioni in acqua gelata, dagli electroshock all'isolamento forzato, in un'epoca anterior all'introduzione dei farmaci psicotropi moderni. La narrazione acquista una piega decisiva quando giunge nel reparto Margherita Lenzi, una giovane donna di estrazione aristocratica costretta al ricovero. Il quesito che muove la trama è radicale: soffre realmente di una condizione psichiatrica o è stata semplicemente segregata per ragioni familiari?

Questa domanda apparentemente semplice innesca in Tobino un processo di indagine profonda che lo spingerà a interrogare non soltanto le fondamenta dell'istituzione in cui opera, ma anche se stesso e i propri principi. La ricerca della verità diviene il catalizzatore narrativo che attraversa tutti gli episodi, tracciando un percorso che tocca questioni di libertà, dignità umana e diritti femminili in un contesto storico segnato dalla guerra e dalle ideologie totalitarie.