A un secolo dalla storica prima esecuzione al Teatro alla Scala, la Società Dante Alighieri porta sullo schermo la straordinaria storia dell'opera più affascinante di Giacomo Puccini. Il docufilm 'Turandot. L'ultima nota' avrà la sua anteprima assoluta il 27 marzo alle 17 presso il Cinema Farnese di Roma, con ingresso gratuito previa prenotazione fino al raggiungimento della capienza della sala.

La produzione, diretta da Lamberto Lambertini e sviluppata in collaborazione con il maestro Adriano Bassi e l'ufficio Cultura dell'ente, mira a approfondire la dimensione più intima e drammaturgica del compositore lucchese. Come sottolineato dal segretario generale Alessandro Masi, il progetto intende presentare Puccini «nella sua autentica essenza di narratore teatrale, capace di diffondere l'italianità attraverso le sue composizioni musicali nel resto del mondo». Una scelta che riflette l'impegno della Dante Alighieri nel promuovere la cultura italiana globalmente.

Il docufilm si snoda attraverso un affascinante percorso tra realtà e immaginazione, seguendo la traccia lasciata dal personaggio di don Pietro Panichelli, amico intimo e biografo del maestro, che funge da narratore lungo tutta l'opera. La Turandot rappresenta il progetto conclusivo di Puccini, cui dedicò le sue ultime risorse creative prima della morte avvenuta a Bruxelles nel 1924, quando l'opera restava ancora incompiuta.

La trama della principessa cinese che impone tre enigmi ai pretendenti, condannandoli alla morte in caso di fallimento, affonda le sue radici in un affascinante incrocio di tradizioni culturali diverse. Sebbene la leggenda sia universalmente nota, meno conosciuto è il percorso che l'ha condotta dalla cultura orientale ai palcoscenici del mondo intero, percorso che Puccini trasformò magistralmente in uno dei capolavori dell'opera mondiale.

La realizzazione della pellicola ha beneficiato della preziosa collaborazione del Teatro San Carlo di Napoli, che ha fornito i costumi utilizzati durante le riprese, riproducendo fedelmente quelli indossati durante la rappresentazione scaligera del 1926. Inoltre, le riprese hanno usufruito della disponibilità del Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, il cui comune ha garantito il patrocinio gratuito al progetto.