La fotografia come linguaggio universale per ricucire i vuoti familiari: è questo il nucleo della ricerca artistica di Davide Sartori, giovane fotografo che ha conquistato la dodicesima edizione del Premio Luigi Ghirri grazie al progetto The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn't Know. L'opera, attualmente esposta alla Triennale di Milano in una mostra personale, rappresenta un'indagine intima sul rapporto tra padre e figlio, trasformando lo strumento fotografico in uno strumento di conoscenza reciproca.
Nato nel 1995, Sartori ha completato la sua formazione presso la prestigiosa Royal Academy of Art dell'Aia e attualmente risiede nei Paesi Bassi. Nel suo approccio artistico, la fotografia non è mai solo documentazione visiva, ma diviene mezzo per esplorare le dinamiche relazionali, i comportamenti umani e i meccanismi della memoria collettiva e personale. È proprio questa visione che ha convinto la giuria del concorso, dedicato quest'anno al tema Unire/Bridging, ovvero costruire ponti attraverso le immagini.
Il progetto nasce da un'esperienza autobiografica profonda. Come racconta lo stesso Sartori, per molti anni ha percepito suo padre come una figura lontana, quasi estranea, con cui faticava a comunicare e condividere tempo. Il punto di svolta arriva dalla scoperta di una verità familiare sommersa: la morte prematura del nonno, avvenuta quando il padre stava raggiungendo l'età adulta, lo costrinse a intraprendere uno stesso percorso professionale. Questa consapevolezza ha rivelato al fotografo un parallelismo doloroso: sia lui che suo padre avevano in comune l'assenza di un modello paterno tradizionale.
Anzichè arrendersi a questa distanza, Sartori ha deciso di colmarla attraverso la pratica fotografica. Ha visitato il luogo di lavoro del padre e lo ha invitato nel suo spazio creativo, utilizzando la macchina fotografica come intermediaria di un dialogo altrimenti silenzioso. Questo scambio di sguardi e presenze, tradotto in immagini, costituisce il corpus della mostra, dove ogni fotografia rappresenta un passo verso una comprensione più profonda di entrambi.
L'esposizione alla Triennale Milano è il seguito naturale del debutto avvenuto ad aprile al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia. La curatela della mostra milanese è affidata a Ilaria Campioli, Daniele De Luigi e Damiano Gullì, figure di rilievo nel panorama critico italiano. La loro scelta di portare l'opera di Sartori in uno spazio istituzionale di grande visibilità testimonia il valore universale di questo progetto: quello di dimostrare come la fotografia possa trasformarsi in strumento di riconciliazione e di riscoperta delle legami più significativi della nostra vita.